Cent’anni fa, nel 1920, i tre veneti Arturo Ferrarin, Guido Masiero e Roberto Maretto e l’umbro Gino Cappannini compivano un’impresa spettacolare: andavano da Roma a Tokyo in aeroplano. Nonostante i limiti imposti dalla pandemia, i loro paesi ricordano l’evento che all’epoca non ebbe la giusta risonanza
Giuseppini nel Napo, Elisabettine a Esmeraldas, a Quito, a Duran. Ma non c’è stata zona in cui i fidei donum padovani hanno operato che non si siano trovati a collaborare in produttivo connubio con le congregazioni religiose, maschili e femminili.
Le origini. Mentre sta per concludersi la presenza dei fidei donum padovani in Ecuador, la Difesa ricorda la “partenza” di questo lungo cammino iniziato 63 anni fa
Tra il 23 novembre 1941 e l’8 settembre 1943 vissero a Canove, in internamento “libero”, una cinquantina di ebrei stranieri. Giorgio Spiller – la cui famiglia è originaria dell’Altopiano – ha raccolto le memorie di quel periodo nel suo Shalom. Il racconto, che muove dagli accenni materni, restituisce la quotidianità degli internati. Soprattutto le relazioni con la gente. A cui alcuni rimasero legati. "Ogni 27 gennaio ai nostri studenti parliamo di Anna Frank: perché non dire loro che a Canove, per due anni, hanno vissuto persone con il suo stesso destino?"
Francesco Lucianetti è scomparso lo scorso 21 luglio all’ospedale di Padova; era nato nel 1944 a Roma ma si sentiva pienamente padovano: «Questa città – ha scritto – l’ho disegnata tutta: le sue mura, i suoi giardini, i suoi palazzi e i suoi canali, ormai viviamo in piena simbiosi».
Nicola Vegro nel suo romanzo storico mette in evidenza un santo coraggioso, che sa compiere scelte radicali interagendo con una società complessa come quella duecentesca, dove il nuovo ordine stava definendo il suo volto
Mons. Luigi Rossi La diocesi e la comunità di Cittadella lo ricordano, per ora anche senza celebrazioni esteriori, a 25 anni dalla sua scomparsa. La sua vita sacerdotale fu spesa per tre quarti del tempo a servizio della Chiesa diocesana e per l’ultimo quarto come arciprete di una grande comunità locale. Chi gli è stato vicino ricorda la sua intelligente chiarezza, la pazienza, la capacità di guardare al futuro, la semplice fermezza quando giunse il tempo della croce
«Il Signore sa trarre profitto anche dai nostri peccati per farci maturare, per farci crescere, per santificarci. Signore Gesù quando noi impareremo a essere come te: strenui nemici del peccato, non conniventi del peccato, ma insieme fiduciosamente amici del peccatore?» Con questa frase, tratta dalla sua ultima omelia, pronunciata i primi giorni di aprile del 1995, ci ha salutato 25 anni fa (era Giovedì santo) mons. Luigi Rossi, un sacerdote che ha lasciato in segno sia come “prete di curia”, sia come parroco.
Mai come in questo tempo di pandemia abbiamo sentito il bisogno, talvolta perfino eccessivo, di “riderci sopra”. Magari riso amaro, magari a denti stretti, magari per non piangere...