Caro direttore, lunedì scorso ho voluto e “cercato” di rendermi conto della situazione in cui vivono le persone senza dimora – argomento trattato anche nel suo recente editoriale su La Difesa del popolo
Quanto dolore e quanto disagio si nascondono come polvere sotto i tappeti del benessere e dell’indifferenza delle nostre città e dei nostri paesi? Proprio lì, dietro l’angolo dell’incrocio sulla strada che percorriamo ogni giorno per andare al lavoro, a studiare, per fare una semplice commissione, si trova qualcuno che soffre, che non vede un domani, che non è nemmeno in grado di chiedere o accettare l’aiuto delle istituzioni.
Gentile direttore, vorrei esprimere la mia vera desolazione nel constatare con così rapida frequenza l’emergere di un livello di qualità sempre più incredibilmente basso, anzi totalmente inadeguato e troppo spesso squallido, del nostro ceto parlamentare.
L’inizio di un nuovo anno non può lasciarci indifferenti. È, che lo vogliamo o no, un momento di speranze, propositi, desideri che scaturiscono dagli inevitabili bilanci della settimana tra Natale e Capodanno. Ecco, la sfida ora è fare di tutto questo (almeno) un progetto.
Gentile direttore, negli scorsi giorni ho contattato un confratello per scambiarci gli auguri. Alla mia domanda su come avesse trascorso il Natale, la sua risposta, tra l’eroico e l’ironico, è stata: «Tra il 23 e il 25, ho celebrato dodici messe! Non sono riuscito nemmeno a scambiare gli auguri con tutti i chierichetti»
«Signore, dammi il tuo Natale / di fuoco interno nell’umano gelo». Un segno che sconvolga la «notte oscura» dell’esistenza. Quando consegnava alla carta – e quindi a tutti noi – questi versi, Clemente Rebora, uno dei giganti della poesia novecentesca italiana, stava attraversando la sua personalissima “passione”: infermo dall’ottobre del 1955, già tre anni prima aveva subito un’emorragia cerebrale e, da padre rosminiano qual era dal 1933, conviveva con la sua fragilità nel Collegio Rosmini di Stresa.
Ricerca scientifica A fine novembre la rivista scientifica Lancet ha reso noti nuovi dati sulla pericolosità dei contaminanti che dalla Miteni di Trissino si sono diffusi in mezzo Veneto. Tra le categorie più preoccupate, le Mamme No Pfas e gli ex lavoratori dell’azienda