L’anniversario di Dante di cui abbiamo parlato nella prima puntata dei consigli per le letture estive ci ha ricordato che esistono, anche nel terzo millennio, i classici. Sono gli stessi degli anni delle superiori, quando dovevamo subire ore e ore di lettura talvolta mnemonica di quegli autori allora stramaledetti; e mica solo il Fiorentino, ma pure gli altri due della congrega trecentesca, Petrarca e Boccaccio (questo però almeno ci faceva ridere e stuzzicava la nostra immaginazione con le sue storie, non a caso immortalate come boccaccesche), Machiavelli e, per carità, non sia mai, Manzoni
Il gioco delle date e delle ricorrenze ci dà la possibilità di portarci in vacanza o di tenerci sulla scrivania domestica, pronti per la lettura, libri che appena ieri avremmo riservato all’uso scolastico o accademico. Molti dei libri di oggi, per fortuna, non sono più pesanti tomi che solo coraggiosi specialisti potevano scovare negli scaffali delle grandi biblioteche, ma volumetti agili: non solo per il peso ridotto, ma proprio perché anche gli specialisti hanno capito che se scrivi in modo comprensibile, e sminuzzi il cibo della sapienza per gli altri, come avrebbe voluto il Dante del Convivio, allora la cultura non sarà più roba per pochi eletti
Amico di gente come De Andrè, Umberto Eco, Noam Chomsky, è stato un protagonista del tempo, non della tribù dei chiacchierini, dei sorrisini a 360 gradi o delle parolacce fino a non respirare più, ma quello coraggioso del rischio di sparire senza lasciare traccia, se non nel cuore e nella memoria, andando a curare un bambino dall’altra parte del mondo, magari con quel governo che non ti vuole far entrare, o ti chiede soldi per farlo
Basterebbe leggere, o rileggere, “Canale Mussolini”, il romanzo che gli ha dato premio Strega, finale al Campiello e fama per capire da dove venissero gli opposti estremismi del compianto Antonio Pennacchi, che ci ha lasciato improvvisamente all’età di 71 anni: dai miti di fondazione, anzi, di rifondazione, dalle sue radici tosco-umbre da parte di mamma e veneti del padre e dalla ventura di nascere in una (numerosa) famiglia di coloni arrivati nelle paludi pontine perché lì si poteva ricominciare da capo. Pennacchi aveva attraversato praticamente tutto l’orizzonte politico e ideologico italiano, dalla destra nostalgica del Movimento Sociale Italiano alla sinistra più estrema, vale a dire i marxisti leninisti puri e duri, quelli che simpatizzavano per Mao, ma con variazioni che lo portarono al Psi, alla Cgil, con cui ebbe rapporti assai conflittuali e infine alla Uil e al Partito Democratico.
Visiting professor a Oxford, Calasso ha rappresentato una spina nel fianco di quell’editoria che vedeva con sospetto quello che veniva considerato un cedimento verso “l’irrazionale” del mito e della religione, qualsiasi essa sia, e Calasso guardava con grande attenzione anche al mondo vedico e buddhista. Figuriamoci allora l’edizione de “Il racconto del pellegrino” di Ignazio da Lojola
L’affetto e l’apprensione con cui tutti, credenti o no, stanno seguendo le notizie sull’intervento cui è stato recentemente sottoposto Francesco, la stessa attenzione del Papa per la sofferenza dei bimbi degenti nei reparti oncologici, ci fanno riflettere su quanto la sofferenza, interiore e fisica, abbia attraversato l’esistenza di tutti. Ponendoci domande sul senso stesso della vita. A partire da Alessandro Manzoni, l'incontro tra il dolore reale - e quello narrato - ci fa riflettere su quanto il percorso dell’arte, da quella della parola a quella dell’immagine, abbia attraversato la nostra storia
A Wembley la finale d’Europa calcistica, a Wimbledon, a sedici chilometri più a Sud, un’altra storia che pochi avrebbero pensato potesse divenire realtà: a sfidare l’onnivoro numero uno del tennis mondiale, in una partita durata 3 ore e 24 minuti, è stato un ragazzo italiano. E, comunque sia andata, non è stato un caso, perché dietro questa prima finale a Church road per un italiano ci sono duri e continui allenamenti, affetti, famiglia, gruppo, umiltà e talento. Dopo 144 anni - quasi un secolo e mezzo dalla fondazione - un italiano ha giocato una finale, qui nel tempio del tennis, 45 anni dopo quella vinta sulla terra del Roland Garros da un altro italiano, Adriano Panatta, guarda caso pure lui di Roma. Anche se stavolta è stato diverso, perché qui eravamo sull’erba, e Matteo giocava contro il più forte tennista di tutti i tempi, in grado di eccellere su qualsiasi superficie