Raffaella è stata un personaggio internazionale, certo, legata a brani e trasmissioni più leggere, da Canzonissima a Milleluci con Mina, da Fantastico (con Gigi Sabani altri miti del calibro di Corrado e Renato Zero) a "Carramba! Che sorpresa", prima di andarsene, poche ore fa. Senza clamore, e lasciando molti nel dolore e nel rimpianto. E non sono state parole di maniera. Raffaella Carrà ha rappresentato l’equilibrio che ha accompagnato periodi difficilissimi della nostra storia, anni di piombo e delitto Moro compresi, in cui l’apparizione televisiva non era espediente per l’esibizione trasgressiva fine a se stessa, ma una sorta di continua mediazione in progress verso la cosiddetta modernità. Un’icona assoluta e baciata dal dono della misura pur nel sorridente e inevitabile viaggio mediatico verso la modernità.
La ricerca del ristabilimento dell’ordine è tutt’uno con il percorso interiore, il che non vuol dire irreale, verso il benessere dell’anima, che è in simbiosi con quello del corpo.
Giorgio Petrocchi (Tivoli, 1921- Roma, 1989) è stato uno dei più grandi esegeti di Dante. La sua edizione critica della Commedia dantesca, realizzata sulla base della tradizione manoscritta anteriore a Boccaccio, rimane un punto di riferimento essenziale per qualsiasi approfondimento sull’opera del Fiorentino. Ora la città di Tivoli, dove Petrocchi vide la luce cento anni fa, decide di rendere omaggio al grande filologo e storico della letteratura con un convegno che si terrà sabato 3 luglio nella corte di uno dei monumenti storici della città latina, la Rocca Pia, fatta costruire da papa Pio II Piccolomini nel 1461
La letteratura ci offre la possibilità di guardare a come l’uomo abbia da una parte dominato il pianeta e dall’altra abbia tentato di porre un limite al suo delirio di onnipotenza, anche attraverso il ricorrere, ancora oggi, al linguaggio simbolico.