Marco Testi

Marco Testi

Giornata della Memoria. Per non cadere nel sonno della ragione

Sono innumerevoli le testimonianze dirette della della Shoah, ma altrettante sono quelle che ci sono giunte attraverso la letteratura, la saggistica, la musica, il cinema. “Scrivilo. Scrivilo. Con inchiostro comune/ su carta comune: non gli fu dato da mangiare,/ morirono tutti di fame. Tutti? Quanti?/ E’ un grande prato. Quant’erba/ è toccata a testa? Scrivi: non lo so”. La memoria è anche quella di chi, come la grande poetessa polacca Wisława Szymborska, invitava chi poteva a ricordare attraverso il racconto e la scrittura, per evitare la negazione e la rimozione

Cultura: un mistero lungo 700 anni. Settembre 1321, muore Dante Alighieri ma il suo mito continua

Su di lui, da settecento anni, aleggia una domanda: perché è rimasto? Perché è nel paradiso, per usare parole sue, non solo della letteratura ma dell’immaginario collettivo planetario, in compagnia di Shakespeare e del suo amato Virgilio? Non basterebbe una sola definizione, perché il genio non è incapsulabile in rigidi schemi teorici, ma si potrebbe dire che rappresenta, citando Harold Bloom, il Canone per eccellenza del suo tempo. E tra l’altro non basterebbe, perché lui, come pochi altri, è riuscito a raccogliere l’eredità del passato senza rimanerne schiacciato, per poi rimodellarla in modo tale da farne il futuro, non solo della letteratura

Arte sacra. La “strana” Natività Mistica di Botticelli

Quella che è forse l’ultima opera di Sandro Botticelli, risalente al 1501, sembra la prima, anzi, uno studio quasi infantile, preparatorio al grande balzo di uno dei protagonisti della stagione del Magnifico a Firenze. La Natività Mistica, conservata alla National Gallery di Londra, ribalta alcune delle conquiste prospettiche e volumetriche da Giotto in poi: non c’è rispetto della prospettiva, anzi, c’è una evidente disarmonia dei volumi: la Madonna è più grande degli angeli che dovrebbero essere in primo piano e il simbolismo prende il sopravvento sulla mìmesis (la capacità di rappresentare la realtà, così come essa appare ai nostri occhi) del Rinascimento

I Magi, il Bambino, l’arte del dono. Il significato profondo dell’Epifania e di antichi racconti

A Betlemme giungono tre doni, per l’incarnazione di un’antica promessa. Non vanno ad Erode, né ai potentati locali, ma ad un neonato la cui presenza è rivelata da un fenomeno celeste, un bambino di nessuna nobiltà e senza beni di lusso, senza potere, insomma, almeno quello apparente. Eppure i Magi, gli antichi sapienti d’oriente, vanno là, a rendere omaggio alla manifestazione divina. I Magi non chiedono niente, se non la visione di ciò che è accaduto in quella mangiatoia, secondo Luca, o in una casa, se seguiamo Matteo: portano semplicemente, dopo un lungo viaggio, che a quei tempi non era una passeggiata, doni, e poi tornano indietro; quella apparizione, quell’Epifania ha cambiato per sempre la loro vita