“L’ecumenismo e il dialogo interreligioso sono dimensioni imprescindibili per il vissuto ecclesiale; la mancata consapevolezza di questo può causare quei ritardi che incidono negativamente sulla stessa missione della Chiesa e, prima ancora, sulla sua stessa identità”.
“Siamo tutti invitati a compiere un passo in avanti perché l’ecumenismo e il dialogo entrino a pieno titolo nell’azione pastorale senza essere più solo appannaggio degli addetti ai lavori”. Lo ha detto il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana, in apertura della tre giorni di lavoro e programmazione promossi dall’Ufficio ecumenismo e dialogo della Cei. Un incontro che si svolgerà fino a domenica 19 settembre, tra Roma e Assisi, e che si prefigge lo scopo di “tendere sempre più ad essere Chiesa dialogica”, avviando processi nuovi e strumenti innovativi. “Papa Francesco – ha osservato mons. Stefano Russo - ci sprona a passare dall’io al noi: questo invito riguarda lo stile pastorale, del nostro essere Chiesa, e costituisce un’indicazione precisa anche per i delegati diocesani a lavorare insieme, a creare sinergie. Da soli non si va da nessuna parte”.
La chiama “sfida della esculturazione” e dice che la si può affrontare solo “insieme” e “mettendo a disposizione le energie migliori”. E' la "dura constatazione" di un cristianesimo messo fuori dalla cultura, non solo accademica ma anche intesa come modo di pensare, scegliere e stare al mondo. “Dobbiamo invece far vedere la vitalità del fattore religioso all’interno delle nostre società”, dice in questa intervista al Sir mons. Derio Olivero, vescovo di Pinerolo e nuovo presidente della Commissione Cei per l’ecumenismo e il dialogo. Altrimenti il mondo è destinato a diventare sempre più “la società delle tribù” dove “per nulla ci si urla contro” e "l’altro, il diverso, è visto come un nemico".
Si è concluso a Bologna il “G20 delle religioni”. Per tre giorni, la città ha ospitato una fitta agenda di incontri e tavole rotonde dove si sono confrontati 370 leader religiosi, parlamentari e ministri, scienziati e personaggi della cultura; hanno preso la parola 160 speaker, provenienti da 70 Paesi animando 32 sessioni di lavoro. Alla cerimonia di chiusura ha partecipato anche il premier Mario Draghi che nel tempo della post-pandemia, guiderà il G20, il foro internazionale che riunisce le principali economie del mondo. “Il dovere della politica - ha detto rivolgendosi ai leader religiosi - è l’azione, preceduta, guidata dallo studio e dalla riflessione. In questo, voi autorità religiose, avete un ruolo fondamentale. Risvegliate le sensibilità assopite dall'indifferenza o dai calcoli di convenienza. Richiamate la politica all'azione coerente al vostro messaggio”
Intervista a mons. Tamás Tóth, segretario generale della Conferenza episcopale ungherese, al termine dalla visita di Papa Francesco a Budapest. “Per l’Ungheria - dice - la visita del Santo Padre è stata un segno di speranza e di rinnovamento. Penso che le parole pronunciate dal Santo Padre alla fine della Messa in ungherese hanno toccato nel profondo tutti. Il Papa ha detto: “Isten, áldd meg a magyart!”. E’ la prima frase del nostro inno nazionale e significa: “Dio benedica gli ungheresi!”. Il Santo Padre ci ha quindi richiamato alle radici millenarie cristiane della storia ungherese e ci ha incoraggiato a far crescere questa eredità cristiana come dono di fraternità nel mondo”
Crisi migratoria, ecologica, d’identità. Ma anche partecipazione dei credenti, di ogni credo, alla vita pubblica. Si parla di Europa al Congresso eucaristico Internazionale di Budapest e ad animare il dibattito sono il card. Angelo Bagnasco, presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee) e il card. Jean-Claude Hollerich, presidente dei vescovi Ue (Comece). “Il nostro amato Continente ha bisogno di ritrovare se stesso”, dice il card. Bagnasco. “Ne ha bisogno anche l’umanità che guarda all’Europa come alla terra dove il Vangelo ha fatto sintesi di diverse culture”. “Non credo – ribatte il card. Hollerich - che la soluzione sia entrare nella logica degli schieramenti, del noi contro loro”, ma “nel diventare una Chiesa più fraterna, più accogliente, più aperta a chi cerca aiuto, anche se appartiene a un popolo diverso”
I temi della pace e della riconciliazione al centro del 52° Congresso eucaristico internazionale, nei suoi primi giorni di lavoro e confronto tra rappresentanti e testimoni di Chiese e popoli messi duramente alla prova dai conflitti, nuovi e antichi, epidemia, collassi economici e calamità naturali. Dal Myanmar all’Iraq. Il cardinale Gérald Lacroix, arcivescovo di Québec e primate della Chiesa cattolica in Canada, osserva: “Il tipo di pace offerto dall’Eucaristia non è semplicemente un’assenza di conflitto quanto piuttosto un processo attivo, che lavora per la riconciliazione e la guarigione delle persone, delle famiglie e delle comunità. Ci permette di credere che aspirare alla pace non sia così assurdo come sembra”
I vescovi cattolici della Nuova Zelanda deplorano l’attacco terroristico avvenuto venerdì 3 settembre ad un supermercato di New Lynn, nella città di Auckland. La polizia ha ucciso un estremista che con un coltello ha ferito almeno sei persone.
“Da questo ideale pulpito, la voce dei pastori, la voce di questa commovente assemblea, desidera bussare – umile e lieta – al cuore dei popoli d’Europa, e andare oltre fino a raggiungere i punti più remoti della terra”.