E’ guerra civile in Myanmar. Aumentano le persone in fuga dagli attacchi sproporzionati e violenti dei militari. Nella giungla, donne e bambini faticano a sopravvivere. Nella mancanza di cibo, igiene, acqua pulita, il rischio è la diffusione di malaria e dissenteria. I militari bloccano anche l’accesso agli aiuti umanitari. Due volontari sono stati uccisi mentre portavano sul motorino gli aiuti agli sfollati. Un “genocidio a ritmo lento”, dice padre Maurice Moe Aung, missionario originario di Loikaw che opera in Italia. “Se non vengono aiutati dalla Chiesa, gli sfollati non hanno nessuna speranza di sopravvivere”
La richiesta ai gruppi militari e a tutte le forze armate affinché “i monasteri, le moschee, le chiese, i conventi, gli ospedali, le scuole e tutti i luoghi pubblici non vengano usati come depositi di armi e basi militari da cui si espande ulteriore violenza”.
Ancora un altro edificio di culto cattolico colpito in Myanmar. Ieri, la chiesa di Nostra Signora della pace della parrocchia di Dongankha, diocesi di Loikaw, Stato di Kayah, è stata intenzionalmente attaccata dalla giunta militare birmana e gravemente danneggiata.
Visita ieri pomeriggio al Centro Mondo Migliore di Rocca di Papa del Procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho. Accompagnato dal cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, De Raho ha visitato il Centro gestito dalla Cooperativa Auxilium che accoglie attualmente 340 persone di 28 paesi del mondo, tutti richiedenti asilo in Italia. “Il nostro Paese ha scolpito nella Costituzione un diritto. È il diritto di asilo in favore di tutti coloro che vivono in territori nei quali non vengono riconosciuti i diritti della nostra democrazia”. Il procuratore ha espresso anche parole di gratitudine per quanto fa la Chiesa nelle diverse situazioni di marginalità e sofferenza. “Non è un merito, è un dovere di giustizia”, ha risposto il cardinale Bassetti
“Nessun tipo di imposizione può essere usata in fatto di matrimonio” e “i contratti di matrimonio forzati non hanno alcuna validità”. È il “cuore” della “fatwa” (parere religioso) formulata ed emessa dall’Unione delle Comunità islamiche in Italia in concerto con la Commissione per la fatwa dell’Associazione italiana degli Imam e delle Guide religiose.
7 parrocchie della diocesi di Loikaw (Deemoso, Dongankha, Tananukwe, Donganrao, Domyalay, Kayantharya e Loilemlay) sono completamente abbandonate. Tranne i militari e le forze della Kpdf (Kareni People’s Defense Force), non è rimasto più nessuno. Anche preti e suore sono andati via. Le chiese e le case sono deserte. Drammatico post dei gesuiti del Myanmar: senza una ragione apparente, i soldati hanno ucciso a colpi di arma da fuoco un volontario nel pre-seminario maggiore di Loikaw. Le parole del cardinale Bo dalla cattedrale di Yangon: “Sono momenti bui”. “Dobbiamo andare laddove la violenza ha spezzato le famiglie in questo paese, ha versato sangue, ha costretto migliaia di persone a fuggire nelle giungle”
Colpita un’altra Chiesa in Myanmar. È la Chiesa cattolica di San Giuseppe a Demoso nello Stato del Kayah. Le città sono vuote. La gente è in fuga. La Chiesa locale è a fianco della popolazione. Al momento, ci sono 20 campi per sfollati nella diocesi gestita dalla Chiesa cattolica di Loikaw e sono circa 60.000 gli sfollati che hanno trovato protezione e rifugio. Si è costituito anche un Comitato diocesano di Soccorso dove operano sacerdoti, medici, infermieri e volontari. Lo scopo è fornire sostegno umanitario e i principali donatori sono Unhcr, Caritas Loikaw (KMSS-Loikaw), gruppi medici del Myanmar e altri donatori. Preoccupano anche le conseguenze che questa guerra civile “di fatto” potrà avere sull’economia già povera del Paese. “In questa regione, la maggior parte della nostra gente vive di agricoltura. Siamo molto preoccupati. Se la situazione continua così per altri mesi e se la gente non potrà coltivare le risaie nei campi, moriremo tutti di fame”, raccontano i sacerdoti
Si celebra oggi, 24 maggio, la Giornata mondiale di preghiera per la Chiesa in Cina. Fu Benedetto XVI ad istituirla nel giorno in cui i fedeli cattolici cinesi celebrano “la festa della Beata Vergine Maria”, Patrona del Paese. Appello ieri di Papa Francesco e invito del cardinale Charles Bo, a nome della Federazione delle Conferenze episcopali asiatiche, a pregare perché la Cina oltre che “potenza globale, possa diventare anche una forza di bene e promotore dei diritti dei più vulnerabili ed emarginati del mondo”. Continuano però le retate e gli arresti. La scorsa settimana la polizia ha arrestato il vescovo cattolico mons. Zhang Weizhu, sette sacerdoti e dieci seminaristi, tutti della prefettura apostolica di Xinxiang, non riconosciuta dalle autorità locali