Mentre migliaia di manifestanti sono di nuovo scesi in piazza ieri nelle città di tutto il paese, a Yangon, Mandalay e Monwya, per le comunità cattoliche del Maynmar, è stata una speciale domenica di preghiere per la pace. In tutte le diocesi, i cattolici hanno risposto all’appello lanciato dai vescovi ed hanno partecipato alla messa, recitato preghiere e digiunato per chiedere il ritorno della democrazia, dopo il colpo di stato militare, il rilascio di Aung San Suu Kyi e di tutti i prigionieri politici, e la fine del governo militare
Mons. Pezzi, arcivescovo di Mosca: “penso sia un po’ esagerata la funzione alla Robin Hood che l’Occidente dà a Navalny. Detto questo, va aggiunto che lo Stato dovrebbe poter dare alla piazza delle risposte più convincenti. Limitarsi a regolare per legge la manifestazione di questo disagio, limitarsi a dire che va tutto bene e che i problemi non ci sono, non mi sembra sufficiente. A parte qualche eccesso, la gente è scesa in piazza in maniera pacifica e civile. Il disagio che viene espresso, va preso sul serio, non si può semplicemente dire che non c’è. Che la situazione non va bene a nessuno, è un fatto”
Il 21 dicembre scorso l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite indice con una risoluzione la Giornata Internazionale della Fratellanza Umana e stabilisce che da quest’anno verrà celebrata il 4 febbraio, in ricordo della firma ad Abu Dhabi del Documento sulla Fratellanza umana da parte di Papa Francesco e del Grande Imam di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyeb. “L’arte di saper dialogare, in tutte le sue accezioni, è un imperativo”, dice in questa intervista il cardinale Miguel Ángel Ayuso Guixot, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso. “Non si può costruire una riconciliazione tra Oriente e Occidente, tra Nord e Sud, se non si parte da un punto comune: la condanna, il rigetto di ogni tipo di violenza e della guerra. Il dialogo rispetta e cerca la verità; il dialogo fa nascere la cultura dell’incontro, vale a dire che l’incontro diventa uno stile di vita, una passione e un desiderio”
Per anni corrispondente da Mosca, Fulvio Scaglione analizza il fenomeno Navalny e spiega perché è riuscito a toccare soprattutto le corde dei più giovani. “Nati nell’era Putin, da molti anni vedono una sorta di stagnazione politica che dura da troppo tempo. Vogliono novità, movimento, cambiamento”. La capacità di Navalny è stata quella di "infilarsi molto bene nelle contraddizioni reali della politica russa, cioè nella incapacità putiniana di cambiare, di avviare una successione”
Araba, cristiana-cattolica. 58 anni, nata ad Haifa, laureata in Ebraismo all’Università ebraica di Los Angeles (Usa). Parla arabo, ebraico, italiano, inglese.
Tutti chiusi in casa. A Yangon la gente ha paura e non sa a chi rivolgersi per chiedere informazioni su quanto sta accadendo. Le comunicazioni stamattina avvengono via Messenger ma Internet e telefono sono stati chiusi o così pare. Si teme che la chiusura totale del web avvenga da un momento all’altro. Anche su questo c’è confusione. A parlare della situazione in Myanmar è una fonte Sir.
Il card. Jean-Claude Hollerich, arcivescovo di Lussemburgo e presidente della Commissione degli episcopati dell’Unione europea, è risultato positivo al Covid-19.
Si celebra il 27 gennaio il Giorno della Memoria. Ruth Dureghello, presidente della Comunità ebraica di Roma: “L’antisemitismo è come un fiume carsico che riemerge periodicamente e prende nuova forma a seconda di dove si insinua. Si rafforza ancor di più nei periodi di crisi e di disagio sociale perché è l’espressione di una insofferenza che si manifesta attraverso un pregiudizio e il pregiudizio vede nel diverso il capro espiatorio di colpe alle quali non si riesce a dare delle risposte”.