La situazione è sempre più grave. Il numero delle persone in difficoltà che si rivolgono ai consultori sociali di Caritas resta costantemente elevato. È quanto ha denunciato ieri la Caritas Svizzera facendo il “punto” della situazione-povertà, ad un anno dalla crisi sanitaria. Famiglie e stranieri sono maggiormente le persone che si rivolgono alla Caritas e dall’inizio della crisi, un anno fa, l’organizzazione ha sostenuto 17.000 persone in tutta la Svizzera con contributi diretti per un totale di oltre 6 milioni di franchi. Appello alla politica: prorogare l’indennità per lavoro ridotto del 100% per i redditi più bassi fino al termine della pandemia
“L’Unione Europea non deve smarrire la coscienza della sua responsabilità mondiale”. In un’intervista al Sir, mons. Mariano Crociata, vicepresidente della Commissione delle conferenze episcopali della Comunità europea (Comece) spiega perché i vescovi europei e la Caritas Europa hanno unito la loro voce per chiedere all’Unione Europea, in questa delicata fase di vaccinazione, di farsi carico anche del destino dei popoli più deboli e minacciati dalla pandemia. “Del resto – osserva il vescovo -, in un mondo globalizzato, se non viene sconfitto dappertutto, tutti si rimane in qualche modo minacciati. È in gioco una coscienza europea all’altezza della sua responsabilità storica”.
“Il ricorso alla violenza deve cessare. Le lezioni del passato ci avvertono: la violenza non vince mai. Settantadue anni dopo l’indipendenza, chi è al potere, deve investire nella pace. Solo la pace potrà guarire questa nazione. Diamo una possibilità alla pace. La pace è possibile, la pace è l’unica via”.
Preoccupati per l’impatto che la pandemia e il confinamento hanno avuto sui giovani, i vescovi francesi hanno realizzato via web una consultazione alla quale hanno partecipato 2.639 studenti cattolici di età media di 21 anni. Dall'indagine emerge che la pandemia ha “enormemente” toccato la vita sociale, ha influito “negativamente” sui risultati scolastici (esami e concorsi), li ha tagliati fuori “totalmente” da stage, corsi di formazione, impieghi. Una nota positiva c’è: durante il periodo del confinamento forzato, la fede ha costituito per la quasi totalità (94%) un “sostegno nella prova”
Una catena di preghiera in tutta Europa, a partire dal Mercoledì delle Ceneri e per tutto il periodo quaresimale, per le oltre 770.000 persone che nel nostro continente sono morte a causa del Covid-19.
Anche i cattolici per strada. Ieri e nei giorni scorsi, si sono svolte manifestazioni pacifiche a Yangon e in altre città del Paese a sostegno di chi chiede la liberazione di Aung San Suu Kyi e di tutti i prigionieri politici e il ritorno alla democrazia. 15 ambasciatori firmano una Dichiarazione chiedendo alle forze di sicurezza di astenersi da ogni forma di violenza: “Il mondo vi sta guardando”. E il cardinale Bo cita Oscar Romero: “Un vescovo potrà morire, ma la Chiesa di Dio, che è il popolo, non perirà mai”
Si celebra oggi, non solo in Estremo Oriente, ma in tutto il pianeta, il Capodanno lunare. Da Shanghai, Kin Sheung Chiaretto Yan racconta come i cinesi stanno vivendo questa ricorrenza, in un clima di post-pandemia. Nei giorni scorsi anche Papa Francesco ha augurato al popolo cinese e asiatico che “il nuovo anno porti frutti di fraternità e solidarietà”. Chiaretto Yan: “Il Papa sa apprezzare la nostra cultura, ci conosce, ci accompagna, ci ama con tenerezza, e ci ha sempre vicini nel cuore!”. E come augurio, aggiunge: "La speranza è che il cammino intrapreso nel rapporto tra la Cina e la Chiesa prosegua a dare frutti e contribuire così al cammino per un mondo nuovo"
I vescovi cattolici del Giappone e della Corea hanno unito le loro voci e in un comunicato congiunto hanno criticato i piani del governo giapponese di rilasciare in mare milioni di litri di acqua radioattiva dalla centrale nucleare di Fukushima, danneggiata dallo tsunami.
Padre Amir Jaje, domenicano, consigliere per il dialogo con l’islam nel Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso ripercorre all’indomani della conferma da parte della Santa Sede dell’incontro a Najaf del Santo Padre con l’ayatollah Al-Sistani, le tappe di dialogo interreligioso del viaggio apostolico in Iraq. “Sono incontri che ci ricordano la figura di San Francesco di Assisi. La visita a Najaf e l’incontro interreligioso ad Ur alla presenza di tutti i capi religiosi del paese, musulmani, sunniti e sciiti, cristiani, yazidi ed ebrei vuole lanciare lo stesso messaggio di fraternità di Francesco di Assisi e cioè che siamo tutti i figli di Abramo, fratelli tra noi, insieme su questa terra, per aiutare l’Iraq e i paesi vicini del Medio Oriente, a rialzarsi in piedi”.