Stefano De Martis

Stefano De Martis

Governo: non disperdere il capitale di fiducia conquistato tra gli italiani

L'argomento del ci-dovevamo-muovere-prima che ogni tanto ricompare sulla scena deve fare i conti con l'evidenza che mentre da noi i morti erano già migliaia il Presidente degli Stati Uniti d'America e il Primo Ministro del Regno Unito ancora negavano la portata devastante dell'epidemia e tutt'oggi uno Stato europeo da molti considerato un faro di civiltà (la Svezia) ci comporta come se fossimo di fronte alla solita influenza stagionale. Se proprio vogliamo recriminare sul passato dobbiamo allargare e allungare lo sguardo, puntando su quei nodi strutturali che non sono stati affrontati da molti anni, forse decenni (burocrazia soffocante, debito pubblico accumulato non per investimenti, ma anche sistema sanitario regionalizzato) che oggi ci si rivoltano contro nel momento più duro. Ma non sono problemi che possono essere risolti ora

Coronavirus Covid-19. Rossini (Acli): “Rischio povertà per decine di migliaia di famiglie”

Con il fermo delle attività produttive generato dall'emergenza sanitaria ci sono intere categorie di persone e lavoratori che già ora sono diventati poveri. Per evitare di essere travolti da una frana sociale, spiega Roberto Rossini, presidente nazionale delle Acli, è quindi necessario intervenire subito con dei “muri di contenimento”. E se i primi interventi del governo vanno nella “giusta direzione”, sono però necessarie più risorse e nuovi strumenti.

Nota politica. Tempo di azione, tempo di responsabilità

In questi tempi difficili e complessi, tutto il Paese sta dando una dimostrazione di sé che smentisce clamorosamente i luoghi comuni che ci siamo e che ci hanno costruiti addosso. I cittadini hanno colto che è l'ora dell'azione e della responsabilità, non così le forze politiche, almeno non nella misura necessaria. Che senso ha, adesso, lanciare l'ipotesi di un governo di "unità nazionale"?

Coronavirus e democrazia, la lezione di Aldo Moro

Il contagio e la quarantena stanno mettendo a dura prova le nostre istituzioni. Il punto però non è se chiudere il Parlamento o no: in un frangente come questo c'è più che mai bisogno che tutti gli snodi fondamentali del nostro sistema democratico siano funzionanti e operativi. Ma è necessario uno sforzo di collaborazione che coinvolge tutti gli attori in campo.

Coronavirus: dall’Italia una prova collettiva inaspettata

Senza fare confronti ovviamente improponibili, è tutto il Paese che sta dando una prova collettiva per certi versi inaspettata. Noi stessi forse non ce ne rendiamo conto fino in fondo. Prendiamo il caso della scuola. Pur con tanti limiti strutturali, a partire dai mezzi inadeguati sia negli istituti che nelle famiglie, c'è stata una mobilitazione straordinaria, al punto che sono andati in affanno i software con cui vengono gestiti i registri elettronici su cui vengono caricate le videolezioni. Le città e i paesi deserti fanno impressione e ci angosciano, ma sono il segno che gli italiani hanno saputo accettare una condizione inedita e insorta repentinamente, riuscendo persino in questo caso a fare valere le risorse di creatività diffusa e solidale