“Allearsi o diventare strumentali al potere politico del momento e del luogo”: è questa per il patriarca latino di Gerusalemme, Pierbattista Pizzaballa, “la tentazione sempre presente” nelle Chiese “nel nostro Medio Oriente”.
“Ha saputo interpretare un linguaggio capace di aprire i cuori al bene e alla solidarietà. Parlava in modo chiaro e comprensibile alle persone, era capace di aprire i cuori all’amore di Dio e dei fratelli. Non è stato soltanto profetico, perché non ha semplicemente atteso in vita qualcosa che ancora non c’era. Piuttosto ha saputo cogliere il bene che è già presente nel popolo di Dio e lo ha servito fino alla fine”.
“Ho delle perplessità, come cittadino e come vescovo, quando sento parlare di stato di emergenza e di togliere la protezione speciale. Penso che sia importante il confronto per cercare di trovare le soluzioni alle questioni delle politiche migratorie, mettendo da parte pregiudizi e approcci ideologici”.
Sono 660 i delegati di 173 Caritas diocesane presenti in questi giorni a Salerno al 43° Convegno nazionale in corso dal 17 al 20 aprile. Il tema su cui riflettere: "Agli incroci delle strade. Abitare il territorio, abitare le relazioni"
Suor Rita Giaretta, di Casa Rut, e Blessing Okoedion, nigeriana liberata dalla tratta, hanno portato la loro testimonianza al 43° Convegno nazionale delle Caritas diocesane in corso dal 17 al 20 aprile a Salerno.
La quarta rivoluzione industriale cambierà profondamente i modi di conoscere, relazionarsi, progettare l’esistenza. Ci attende un grande investimento nell’innovazione dei saperi e dei processi formativi. La “generazione Z”, per affrontare percorsi di crescita nel nuovo mondo produttivo e nello sviluppo economico, dovrà ideare risposte innovative e soft skills in sostituzione delle attuali competenze segmentate e obsolete.
Sono 660 i delegati di 173 Caritas diocesane presenti in questi giorni a Salerno al 43° Convegno nazionale in corso dal 17 al 20 aprile. Il tema su cui riflettere: "Agli incroci delle strade. Abitare il territorio, abitare le relazioni"
Una Chiesa che da sempre serve da ponte tra l’ortodossia e Roma. In prima linea nella ricerca di una pace in Europa. Schierata silenziosamente in aiuto dei migranti che continuano a passare per il Paese per raggiungere l’Europa. È la Chiesa cattolica di Ungheria che dal 28 al 30 aprile accoglierà Papa Francesco a Budapest. “La parola centrale di questa visita è futuro e il nostro futuro è Cristo” spiega don Csaba Török, portavoce dei vescovi ungheresi, a presentare in un incontro online organizzato da Iscom (Pontificia Università della Santa Croce) le attese del popolo ungherese in vista del viaggio apostolico