In un clima di crescente tensione tra israeliani e palestinesi, le comunità cristiane della Terra Santa celebrano il Natale. Da Betlemme arriva la testimonianza del parroco latino della città, padre Rami Asakrieh, francescano della Custodia di Terra Santa.
“Nella mangiatoia del rifiuto e della scomodità, Dio si accomoda: viene lì, perché lì c’è il problema dell’umanità, l’indifferenza generata dalla fretta vorace di possedere e consumare. Cristo nasce lì e in quella mangiatoia lo scopriamo vicino. Viene dove si divora il cibo per farsi nostro cibo. Dio non è un padre che divora i suoi figli, ma il Padre che in Gesù ci fa suoi figli e ci nutre di tenerezza”.
Nascendo nel presepe – afferma Papa Francesco nella Lettera apostolica “Admirabile signum” – “Dio stesso inizia l’unica vera rivoluzione che dà speranza e dignità ai diseredati, agli emarginati: la rivoluzione dell’amore, la rivoluzione della tenerezza”.
L’8xmille, che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica, permette di realizzare migliaia di interventi in Italia e numerosi progetti nei Paesi in via di sviluppo, nell’ambito del culto e della pastorale, del sostentamento del clero e degli interventi caritativi.
“Una guerra tra cristiani umilia e scandalizza, offende il nostro unico e comune maestro che la spada ordina di rimetterla nel fodero, ricordando che chi di spada ferisce di spada perisce e che la violenza segna la vita della vittima e dell’assassino, sempre”.
Dalla Siria in guerra la storia, raccontata dal frate francescano padre Hanna Jallouf, di Mahmoud, giovane musulmano sunnita, di sua moglie Halima e della loro figlia chiamata Libertà. Una "nascita" che ha riportato speranza, forza e dignità in una famiglia in sofferenza a causa della guerra
Papa Francesco ha dedicato il tradizionale discorso alla Curia Romana alla conversione e alla necessità della "vigilanza". "Noi siamo più in pericolo di tutti gli altri, perché siamo insidiati dal demonio educato". "Alcune cadute, anche nella Chiesa, sono un grande richiamo a mettere Cristo al centro". "Non esiste solo la violenza delle armi, esiste la violenza verbale, la violenza psicologica, la violenza dell'abuso di potere".
Papa Francesco ha concluso l'udienza di oggi con un appello per i bambini ucraini, travolti da una guerra "inumana". Al centro della catechesi, il rapporto con la Parola di Dio come "aiuto" per il discernimento
Il pianto dei familiari ai funerali dei soldati. Ma “il dolore più grande è quando muore un bambino”. Le città al buio e le case senza riscaldamento: “Ma nel buio in cui siamo sprofondati, si vede meglio ciò che è essenziale”. “Sarà certamente un Natale diverso rispetto agli anni passati” e a raccontarlo è mons. Oleksandr Yazlovetskiy, vescovo ausiliare della diocesi di Kiev-Zhytomyr e presidente della Caritas-Spes: “Il nostro augurio è uno solo ed è pace, pace, pace. La pace è come l’aria che respiriamo. È essenziale. Abbiamo bisogno di pace per vivere. La pace è al primo posto nei desideri oggi degli ucraini. Auguro quindi a tutti pace”