Ricostruire l’umano guardando al Cuore immacolato di Maria

Come ha più volte ricordato Papa Francesco, dalla pandemia si esce o migliori o peggiori. Guardare al Cuore immacolato di Maria, allora, significa guardare ad un’esperienza di vita e di fede in grado di suscitare la scelta di essere migliori e il cammino che ne deriva. Un’esperienza viva e vivente, non un puro “concentrato di ricordi”, la “fotografia commemorativa” di chi non c’è più: quando si parla di cuore, si parla infatti di vivi e non di morti. Dire “cuore immacolato di Maria” equivale allora a dire la persona vivente della Madre di Gesù, che lo Spirito Santo offre ai credenti come esempio materno di una vita totalmente riuscita e realizzata, immacolata perché piena di Dio e della sua opera di “ricostruzione dell’umano” realizzata in Cristo e da Cristo

Il disegno di Dio si compie sempre

Il disegno di Dio si compie sempre, ben al di là delle nostre previsioni e della nostra impazienza. Questa parabola ci insegna la vera umiltà e il vero servizio che dobbiamo al Vangelo. Nelle nostre pianificazioni pastorali siamo troppo preoccupati del risultato, tanto da perdere di vista l’essenziale, che rimane la sua fedeltà nel realizzare ciò che ha promesso. “Come la pioggia e la neve scendono giù dal cielo e non vi ritornano senza irrigare e far germogliare la terra, così ogni mia parola non ritornerà a me senza operare quanto desidero, senza aver compiuto ciò per cui l’avevo mandata”

San Giuseppe: l’allenatore capace di lasciare il testimone

Nell’anno dedicato al padre terreno di Cristo, un libro dal titolo “San Giuseppe. Accogliere, custodire e nutrire” (San Paolo), scritto da don Fabio Rosini, direttore del Servizio per le vocazioni della diocesi di Roma, tocca le corde della educazione dei figli, della crisi della figura paterna e del rapporto fra le persone. In libreria dal 10 giugno, il volume è stato presentato in modalità on line da Gigi De Palo, portavoce del Forum delle Associazioni delle famiglie, in dialogo con l’autore, e Andrea Monda, direttore dell’Osservatorio romano. “L’occasione dell’anno dedicato a San Giuseppe ha dato il ‘la’ alla volontà di scrivere il libro – dice don Fabio –. Che bisogno c’era? Abbiamo un esercito di giovani che non hanno avuto un punto di riferimento, un padre che potesse fare da sponda”

La preghiera che unisce. La pandemia non ha spento il bisogno di comunione

Un luogo appartato dell’anima, dove incontrare Gesù. L’adorazione eucaristica perpetua è questo ed altro per le migliaia di fedeli che ad ogni ora del giorno non lasciano mai solo il corpo del Santissimo. A Roma, la si pratica in diverse chiese, una di queste è la parrocchia Natività di Nostro Signore Gesù Cristo di via Gallia, nel quartiere San Giovanni. Qui, prima dell’emergenza sanitaria, dal lunedì al sabato, dalle 7 della mattina alle 23 di sera, decine di parrocchiani garantivano la preghiera in un locale della parrocchia divenuta cappella per l’adorazione. “È uno spazio distaccato dalla chiesa, dove le persone hanno la possibilità di entrare e uscire in maniera autonoma la sera”, spiega il parroco, don Paolo Mancini. I fedeli si sono organizzati: c’è un responsabile per ogni fascia del giorno e su whatsapp comunicano gli aventuali cambi di orario perché ci sia sempre qualcuno presente.