La sollecitazione viene dalla Congregazione per il clero, che propone un documento in cui la parola chiave è prossimità. Pur sostenendo, inoltre, la corresponsabilità dei laici e consapevole che i preti calano, ribadisce il ruolo centrale del parroco. Ripensare non solo a una nuova esperienza di parrocchia, ma anche al ministero dei presbiteri e dei laici
“Mentre parlavamo al telefono ho avuto un’ispirazione, mi è venuta l’idea di creare un gruppo di preghiera per Papa Francesco e gliel’ho detto immediatamente. Mi ha risposto ‘brava, veramente ho bisogno, fallo questo gruppo di preghiera’”. A raccontare l’esperienza è Angela Rachel Bilégué che, assieme ai giovani del gruppo Talità Kum, ha organizzato la “Giornata di preghiera per Papa Francesco”, fissata per il 13 di ogni mese. Infatti il 13 dicembre è diventato sacerdote, il 13 marzo è stato eletto Papa ed inoltre è un numero che fa pensare alla Madonna di Fatima, apparsa il 13 maggio. “L’intenzione è quella di dedicare un’intera giornata al mese a Papa Francesco, coinvolgendo tutti in diversi modi: nel sacrificio, nel digiuno e nella preghiera”
Centomila mascherine sono state consegnate questa mattina al vescovo di Avezzano, mons. Pietro Santoro, e messe a disposizione delle parrocchie, delle associazioni di volontariato e delle famiglie del territorio.
“Si è superata una grande paura”. Alla Comece, i vescovi europei accolgono con sollievo l’accordo raggiunto a Bruxelles per aiutare i Paesi ad uscire dalla crisi. “Il pericolo era grande perché il passaggio doloroso e drammatico che ancora stiamo vivendo a causa dell’epidemia, ha ed avrà delle conseguenze gravissime sul piano sociale”, dice al Sir mons. Mariano Crociata. Plauso del vescovo anche al ruolo svolto dal governo italiano che in questo periodo di negoziazioni, ha lanciato messaggi “non di recriminazioni e minacce ma volti a far vedere l’interesse dell’Europa nel suo insieme a trovare una soluzione comune”
Attuare una “conversione pastorale in senso missionario” della parrocchia, chiamata ad uscire da se stessa tramite “una riforma, anche strutturale, orientata a uno stile di comunione e di collaborazione, di incontro e di vicinanza, di misericordia e di sollecitudine per l’annuncio del Vangelo”.
“Che tempo è questo che viviamo? L’impressione, anche rispetto a quello che sta avvenendo ed è avvenuto, è che si sia aperta come una ferita, una ferita che fa fatica a rimarginarsi, a chiudersi. E’ il tempo in cui anche noi siamo chiamati a metterci in quell’atteggiamento presentato nel Vangelo: ‘Molti lo seguirono ed Egli li guarì’”.