Parlano don Floriano Riondato, prete da 75 anni. Don Lino Minuzzo, 65 anni di ministero. don Sergio Zorzi, ordinato 60 anni fa. Padre Roberto Nava, camilliano che ha vissuto tutti i suoi 50 anni da prete nella parrocchia padovana affidata alla sua congregazione dal vescovo Bortignon. Infine, don Emanuele Degan, parroco di Campolongo Maggiore, prete da 25 anni.
La festa del clero padovano, nel giorno della memoria liturgica di san Gregorio Barbarigo (il 18 giugno), è tradizione da decenni. Il ritrovo quest’anno sarà alle 9 nell’aula magna della facoltà teologica del Triveneto. Dopo l’inizio con la preghiera, ci sarà un momento di testimonianze e interviste. Al centro dell'incontro di quest'anno infatti c’è la vita dei preti e in particolare di coloro che festeggiano importanti anniversari di ordinazione, come pure il ricordo di chi negli ultimi dodici mesi ha fatto ritorno alla casa del Padre.
In anteprima il percorso del Papa, che visiterà Camerino il 26 giugno, e la "zona rossa", dove tutto è rimasto sospeso alla scossa di terremoto più violenta, quella delle 21.18 del 26 ottobre 2016. Le macerie e i segnali di rinascita: "dalla polvere alla luce", come recita una mostra. Perché il futuro non crolla, come si legge su una maglietta.
“La presenza dei cattolici nella società italiana è un valore prezioso per l’Italia. Un valore che non può essere dimenticato o cancellato. E proprio in virtù di questo bagaglio immenso di valori e responsabilità, anche oggi vorrei rivolgere un appello paterno a tutti gli uomini e le donne di buona volontà, invitandoli a prendersi cura del nostro amatissimo Paese per ricucire il tessuto sociale del Paese che oggi appare sfibrato”.
Il clero di domani. Mons. Giampaolo Dianin, rettore del Seminario di Padova: «Il clima è pesante e le generalizzazioni feriscono. Lavoriamo sulle motivazioni profonde alla base della vocazione, mentre chi ha motivazioni ambigue o fragili si mette più facilmente in discussione». La centralità della formazione permanente del clero e il giusto «spirito critico» che i fedeli devono sempre conservare nei confronti del prete. Attenzione alle fragilità affettive e a gesti fino a ieri segno di una ricca umanità e oggi interpretabili come forme di abuso
Poveri come "discarica umana", a cui "gente arrogante" dà la caccia e non consente loro di "vedere la fine del tunnel della miseria". Come i braccianti agricoli, "costretti a ore infinite sotto il sole cocente" per una "paga irrisoria". Sono protagonisti del Messaggio del Papa per la terza Giornata mondiale dei poveri, in programma il 17 novembre. "Il povero è una protesta continua contro le nostre ingiustizie; il povero è una polveriera. Se le dai fuoco, il mondo salta", la profezia di don Primo Mazzolari. A volte basta poco per restituire loro speranza: "basta fermarsi, sorridere, ascoltare”. Come Jean Vanier, il "santo della porta accanto" che ha saputo costruire "un'arca di salvezza contro l'emarginazione e la sua solitudine". Perché i muri e le barriere non dureranno per sempre
“È inconciliabile l’essere rappresentante pontificio con il criticare alle spalle il Papa, avere dei blog o addirittura unirsi a gruppi ostili a lui, alla Curia e alla Chiesa di Roma”. Lo afferma il Papa, nella parte centrale del testo consegnato durante l’udienza concessa ai rappresentanti pontifici, dedicata alla figura del nunzio come “uomo del Papa”.