Card. Collins (Toronto): “La Chiesa cattolica in Canada deve continuare a chiedere perdono”

Da un recente sondaggio emerge che solo il 10% dei canadesi ha una conoscenza approfondita della storia delle scuole residenziali. Sotto choc per i recenti ritrovamenti di resti di bambini in tombe anonime, anche molti cattolici stanno chiedendo informazioni alle diocesi per capire come sia potuto succedere un tale omicidio di massa. Per questo motivo, l’arcidiocesi di Toronto ha redatto un documento per rispondere alle domande più frequenti. Dal Rapporto emerge che i bimbi strappati alle loro famiglie, sono morti per tubercolosi, influenza e polmonite. Falciati anche dalla pandemia della “spagnola”. C’è anche un invito a chi possiede informazioni e registri perché li condivida e una precisazione: non esistono in Vaticano file segreti relativi alle scuole residenziali

Covid-19 e variante Delta. Cauda: “Tracciare, sequenziare e vaccinare. Ma i cittadini facciano la propria parte”

Preoccupa la variante Delta che presto anche in Italia sarà dominante. Per Roberto Cauda la parola d'ordine è: rafforzare l'attività di tracciamento, potenziare il sequenziamento e accelerare la campagna vaccinale. Ad oggi gli attuali vaccini rimangono efficaci nella protezione contro ospedalizzazioni e decessi, assicura l'esperto che tuttavia non esclude la possibilità di impiegare in futuro anche vaccini di diversa tipologia per eventuali richiami. E ai cittadini chiede senso di responsabilità

Israele-Palestina: Pizzaballa (patriarca): “Ricostruire la fiducia e nuove leadership credibili” per voltare pagina

"Ricostruire la fiducia, trovare nuove leadership credibili" per voltare pagina e provare a riattivare il dialogo israelo-palestinese. Dopo le tensioni, ancora palpabili, delle settimane scorse, il patriarca latino di Gerusalemme, Pierbattista Pizzaballa, al Sir fa il punto della situazione in Terra Santa. Tra gli argomenti toccati anche l'Accordo Fondamentale Israele-Santa Sede, il nuovo establishment politico israeliano, la vita delle comunità cristiane

Grazie lo stesso, Matteo, ragazzo italiano. È stato un pomeriggio stupendo

A Wembley la finale d’Europa calcistica, a Wimbledon, a sedici chilometri più a Sud, un’altra storia che pochi avrebbero pensato potesse divenire realtà: a sfidare l’onnivoro numero uno del tennis mondiale, in una partita durata 3 ore e 24 minuti, è stato un ragazzo italiano. E, comunque sia andata, non è stato un caso, perché dietro questa prima finale a Church road per un italiano ci sono duri e continui allenamenti, affetti, famiglia, gruppo, umiltà e talento. Dopo 144 anni - quasi un secolo e mezzo dalla fondazione - un italiano ha giocato una finale, qui nel tempio del tennis, 45 anni dopo quella vinta sulla terra del Roland Garros da un altro italiano, Adriano Panatta, guarda caso pure lui di Roma. Anche se stavolta è stato diverso, perché qui eravamo sull’erba, e Matteo giocava contro il più forte tennista di tutti i tempi, in grado di eccellere su qualsiasi superficie