Dominque Quinio ha diretto per dieci anni il quotidiano cattolico francese La Croix ed oggi è la presidente delle Settimane sociali di Francia: "Ciò che gli affiliati di Daesh vogliono colpire è la libertà di coscienza, la libertà di credere e praticare la propria religione in un paese che rispetta tutti, credenti e non credenti".
Divieto di installarle in bar e tabaccherie di piccole dimensioni, in ristoranti, circoli o stabilimenti balneari. Per le sale si pensa a una certificazione specifica. Il sottosegretario Baretta: “Puntiamo ad una razionalizzazione dell'offerta del gioco”.
Fare rete, informare, formare, sensibilizzare, prevenire e, in alcuni casi, prendere in carico. Da Nord a Sud è questo il fil rouge che lega idealmente gli interventi delle Caritas diocesane per il contrasto del gioco d’azzardo patologico.
Al momento a legiferare in materia sono state 14 regioni e due province italiane. Se queste norme fossero applicate a tutte le sale da gioco, e non solo a quelle in fase di apertura dall'entrata in vigore della legge, le slot machines attive nel nostro Paese diminuirebbero fino al 77,7 per cento. Il governo invece pensa a 8n taglio del 30 per cento. Ma i tempi ancora non ci sono.
Agita, l’associazione degli ex giocatori d’azzardo e delle loro famiglie, presenta i risultati della terapia di gruppo con giocatori e familiari dopo 3 anni di trattamento: il 92 per cento non gioca più, in calo ostilità e depressione. Identikit di chi ha chiesto aiuto in 18 anni di attività: uno su tre giocava alle slot, il 14 per cento al Gratta e vinci. Le donne, sole e in situazione più critica.
Presentato alla Camera il "Manifesto di democrazia economica" del movimento Slot Mob. Feroci (Caritas Roma): "Sciacallaggio spaventoso sulla pelle dei poveri". Il 7 maggio in programma uno slot mob nazionale. Slot mob Sicilia: "Sempre più profughi si giocano il pocket money".
Con la nomina dei membri e il primo incontro fissato il 13 aprile, al via l’attività dell’osservatorio per il contrasto della diffusione del gioco d’azzardo e il fenomeno della dipendenza grave. Matteo Iori tra i nove esperti. “Passo importante che aspettavamo da tempo”.
La capitale belga presa di mira come simbolo di una certa idea di Europa, che risponde al progetto dei padri fondatori, fatto di convivenza, democrazia e diritti. Il terrorismo invece semina paura per raccoglierne i frutti: odio, divisioni, nuovi muri, guerre. Il Vecchio continente oggi è alla prova.
Intervista con monsignor Jozef de Kesel, presidente dei vescovi belgi e arcivescovo di Malines-Bruxelles dopo gli attentati che hanno seminato morte e terrore nel cuore dell'Europa. Alle 12 la città si è fermata per un minuto di silenzio in memoria delle vittime e le campane delle chiese e delle cappelle di tutto il Paese hanno suonato a morte. Un segno della profonda tristezza che attraversa oggi il Paese ma anche un messaggio di speranza. «La città non può morire così».