In occasione della Giornata Internazionale della Consapevolezza sulla Balbuzie l'Associazione Vivavoce presenta i risultati del secondo report annuale. Il 95% dei genitori teme effetti duraturi delle discriminazioni sul benessere psicologico dei figli
Ancora pioggia e ancora alluvioni in Emilia-Romagna, dopo quelle di maggio 2023 e del settembre scorso. Intense precipitazioni fino a 175 millimetri, si sono abbattute, tra il 19 e 20 ottobre, su Bologna e sul bolognese, dove si è registrato un morto, sulle province di Modena, Reggio Emilia (fino al parmense), Ferrara, Ravenna per arrivare alla riviera romagnola. Una testimonianza da Cesenatico dove sono caduti in poche ore 150 millimetri di pioggia.
La Protezione Civile dell’Emilia Romagna ha diramato ancora un’allerta per la giornata di martedì 22 ottobre. Per la costa romagnola e le pianure bolognese, ferrarese e reggiana vale il codice arancione per il transito delle piene del Reno, del Secchia e del Po. Quest’ultima arriverà nella pianura orientale con un livello intorno alla soglia 3.
“Il voto filo russo era temuto. Chi vive in Moldavia non si meraviglia di questo risultato, in considerazione del fatto che la gran parte della popolazione è di cultura sovietica, per cui ritiene conservare il legame con la Russia, prendendo le distanze dalle scelte politiche di Putin”. È mons. Cesare Lodeserto, vicario generale nella diocesi di Chisinau, a leggere i risultati delle elezioni di domenica 20 ottobre. La popolazione è stata chiamata alle urne per il primo turno delle presidenziali, che vedevano contrapposta la presidente filoeuropeista Maia Sandu a 10 candidati filorussi, e per il referendum che chiedeva di modificare la Costituzione per consentire al Paese di aderire all’Ue. E lo scenario che dalle urne si è aperto – dice oggi mons. Lodeserto – “è estremamente delicato”.
Stando alle indicazioni dei promotori, si tratta di esportare “un modello non speculativo che consente di lasciare il prodotto ed il valore aggiunto che si produce sul mercato locale”
La recente visita di Viktor Orban a Strasburgo, e il braccio di ferro ingaggiato con Ursula von der Leyen e una parte dell’Europarlamento, ha sollevato diversi interrogativi sul presente e il futuro dell’Ue. Il premier ungherese ha contribuito a far emergere divisioni fra gli stessi “europeisti”