Dopo l’effetto Kursk, in Europa si consumano le divisioni tra chi spinge e chi frena sull’uso offensivo delle armi e l’invio scoperto di addestratori sul suolo ucraino
Sono due anni che conviviamo con le guerre alle porte di casa al punto da essere assuefatti agli orrori. Da tempo infatti, mangiamo pane e dolore, servito dai teleschermi a pranzo o cena. Una sorta di voragine senza fondo, dove siamo finiti tutti, senza appigli di risalita. Ma se c’è un Premio Nobel per la Pace da assegnare, che questo vada indiscutibilmente a tutti gli atleti paralimpici e alla loro lezione di vita, quale memento universale, che ci ricorda come grazie alla loro “bellezza diversa”, si può riscattare l’intera umanità.
Lo spavento è passato. Anche se di inondazioni nella grotta di Lourdes se ne sono viste già negli anni scorsi, resta sempre un po’ di apprensione per le migliaia di fedeli che ogni giorno visitano il santuario mariano e che ieri mattina hanno trovato i luoghi dell’apparizione completamente inondati e inagibili a causa della pioggia piovosa.
L'esperienza della guerra a Gaza vissuta dai cattolici di lingua ebraica in Israele, un migliaio di fedeli in tutto che vivono in sette comunità sparse nel Paese. A raccontarla è il loro vicario, padre Zelazko: "Siamo sotto shock. C'è tanta paura per il futuro. Preghiamo per gli ostaggi, per i nostri ragazzi arruolati, per le vittime della guerra, ma non dimentichiamo i morti innocenti di Gaza. Alla guerra rispondiamo con la speranza. Nelle nostre comunità tutti, non importa che idea politica abbiano, trovano rifugio e sostegno"
Poche centinaia di euro rubate, danni per quasi 50mila euro. Questo il bilancio dell'atto intimidatorio subito dalla cooperativa Ciarapaní a Lamezia Terme al parcheggio gestito dinanzi all'ospedale lametino. Ne abbiamo parlato con don Giacomo Panizza, fondatore e presidente di Comunità Progetto Sud, di cui la cooperativa fa parte.
“Hai le ore contate, ti ammazziamo”. E poi il lancio di sassi, bottiglie e bastoni. È successo qualche giorno fa a Roma, zona Quarticciolo. A farne le spese per l’ennesima volta è don Antonio Coluccia, il prete noto per il suo impegno contro lo spaccio e la criminalità nelle periferie di Roma. A pochi giorni dai fatti il Sir lo ha incontrato