Parla al Sir da Fiume, in Croazia, padre Stanko Perica, direttore generale del Jesuit refugee service per l’Europa Sud Est: “Attualmente i numeri sono abbastanza alti, come avviene sempre in estate. So che c’è un aumento rispetto all’anno scorso ma non riusciamo a sapere quanti sono. Non ho più sentito di respingimenti a catena tra Italia, Croazia e Bosnia ma ci sono ancora casi di ragazzi picchiati dalla polizia croata"
Domenica scorsa sette persone, tra cui una neonata, suo fratello di 12 anni e i loro genitori, sono state uccise dai bombardamenti nella regione. Da una Kherson sotto attacco parla padre Ignatius Moskalyuk, rettore del locale monastero basiliano di San Volodymyr il Grande. Come vive un prete in guerra? “L’unica risposta che in questo momento mi viene in mente - dice - è l'immagine di un buon pastore che prende sulle sue spalle le pecore ferite, le cura e condivide con loro il dolore. Vivere in tempo di guerra significa vivere sapendo che ogni giorno può essere l'ultimo della vita”
L’Ecuador si appresta a vivere l’ultima settimana di campagna elettorale nella paura e in stato d’emergenza, dopo l’assassinio, il 9 agosto scorso, del candidato alla presidenza (con qualche chance di giungere al ballottaggio, in un contesto molto frammentato) Fernando Villavicencio, giornalista noto per le sue denunce contro il narcotraffico e la corruzione.
Le Catholic charities delle Hawaii, con sede centrale ad Honolulu, hanno lanciato unaraccolta fondi on line per aiutare le popolazioni colpite dai devastanti incendi a Lahaina, nell’isola di Maui, dove hanno perso la vita almeno 93 persone e sono andate distrutte circa 3.000 abitazioni.
“Il crollo del Ponte Morandi a Genova ha rappresentato un drammatico appello alle responsabilità di quanti sono incaricati di attendere ad un pubblico servizio, sia di coloro che provvedono, sul terreno, alla erogazione agli utenti, sia di chi deve provvedere alla verifica delle indispensabili condizioni di sicurezza”.
“Avevano promesso di mantenere la via aperta e invece il corridoio è rimasto circondato e bloccato ormai da 6/7 mesi. È un crimine, un crimine contro l’umanità. Ci sono bambini, vecchi, malati, persone affamate. E di fronte a questo scenario di disperazione, nessuno fa nulla. Si dichiari almeno che è in atto un nuovo genocidio”. È Sua Beatitudine Raphaël Bedros XXI Minassian, patriarca di Cilicia degli armeni, a lanciare un grido di denuncia su quanto sta accadendo attorno al corridoio di Lachin. E aggiunge: “L’Europa, gli Stati Uniti, la Russia, tutte le grandi potenze mondiali sono testimoni di un genocidio del 21° secolo ma non fanno nulla”, dice. “Anche nel 1915, gli ambasciatori di tutto il mondo erano presenti, sono stati testimoni di quello che stava accadendo ma non hanno fatto nulla per fermare il genocidio. Oggi quella storia si ripete”.
Una scena così, in Araucanía, la regione del Cile che pure è attraversata dal cosiddetto “conflitto mapuche”, non l’avevano mai vista. È accaduto mercoledì 2 agosto: un’intera “cittadella” dei servizi, nel villaggio agricolo di di Aniñir, nel municipio di Traiguén, a cinquanta chilometri dal capoluogo Temuco, incendiata nel giro di un’ora
“La chiatta ‘Bibby Stockholm’, ormeggiata nel porto di Portland, attrezzata come centro di detenzione, per ospitare, nei prossimi mesi, almeno 550 migranti, è l’ultimo simbolo politico di un approccio populista e inefficiente al problema della migrazione” da parte dei Conservatori, che in questo modo cercano di recuperare voti nel momento di massima distanza dall’elettorato. Davies, docente all’Università di Oxford e all’ateneo cattolico Saint Mary’s University, mostra un giudizio severo verso l’esecutivo di Rishi Sunak