Onu: Zelensky, “l’Ucraina vuole la pace, l’Europa vuole la pace, il mondo vuole la pace”

Ha ricevuto una standing ovation e un lunghissimo applauso, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky a conclusione del suo discorso di indirizzo alla 77ª Assemblea generale dell’Onu a New York. Rara la standing ovation nella sala delle Nazioni Unite e rara la concessione di poter presentare un discorso via video da parte di un presidente, quando il protocollo, in caso di assenza, lascia la tribuna ad un rappresentante del Paese. 

Discorso Putin: mons. Pezzi (vescovi) “la pace purtroppo sembra allontanarsi, trovare una via di uscita che non faccia sentire nessuno sconfitto”

“È una situazione che non lascia tranquilli”. Interpellato sulle parole pronunciate questa mattina dal presidente russo Vladimir Putin, l’arcivescovo di Mosca e presidente dei vescovi russi, mons. Paolo Pezzi, non nasconde preoccupazione. E aggiunge: “Per me è difficile dire perché si è arrivati a questo punto. Secondo la Russia e secondo quanto si legge sui media locali, è per un allargamento del conflitto che coinvolge tutta la Nato. La pace, purtroppo, sembra allontanarsi. Penso che la strada sia quella indicata da Papa Francesco. E cioè quella di cercare di mantenere sempre dei canali aperti, di non chiudere mai. Senza negare come stanno le cose ma allo stesso tempo senza chiudere mai. Per me questa resta la via più fattibile”.

Marche: la situazione a pochi giorni dall’alluvione

Tre giorni dopo la notte maledetta, don Luca Principi, parroco a Pianello di Ostra, lo annuncia in un post pubblicato via social, perché di fatto è una buona novella in mezzo a tante ore di buio e di paura: “Nell’Oratorio sommerso dall’acqua l’unico libro che si è salvato è stata la Bibbia aperta posta in un leggio su un tavolino. Mentre tutto intorno è caduto il tavolino ha galleggiato fino al soffitto e poi è ridisceso nello stesso posto e la Bibbia è rimasta aperta nella pagina della prima comunità cristiana (Atti 2,42)”. La sua comunità, che si prepara per i funerali, piange quattro degli undici morti causati dalla piena d'acqua che la sera del 15 settembre non ha lasciato loro scampo

Myanmar, attacco ad una scuola con decine di bambini uccisi. La repressione militare si fa sempre più dura

Venerdì scorso le truppe governative hanno attaccato con elicotteri una scuola nella regione di Sagaing, nel centro del Myanmar, causando decine di vittime e feriti tra studenti e insegnanti. Dopo il golpe del febbraio 2021 la giunta militare sta usando il pugno duro per contrastare la ribellione dei civili, che in quelle zone si sono organizzati con armi artigianali. Le forze dell’esercito hanno incendiato almeno 12.000 tra case e villaggi. Un forte sistema di controllo della dissidenza ha portato al licenziamento di 400.000 dipendenti pubblici considerati oppositori, mentre 12.000 persone sono ancora in carcere, tra cui mamme con figli. L’Onu ha documentato 260 attacchi alle scuole. Parla al Sir Cecilia Brighi, segretaria generale dell’associazione “Italia-Birmania insieme”