Visita leader Ue. Don Roman Krat (Odessa), “importante che vedano le città distrutte. Cambierà la loro prospettiva”

È importante che i leader politici europei possano conoscere sul posto la realtà della guerra, incontrare e parlare con le persone vive e non accontentarsi di leggere le statistiche o i documenti scritti che arrivano nei loro uffici. È importante vedere le città mezze distrutte, parlare con le persone segnate dalla guerra. Questa è l’Ucraina e vederla, cambierà la loro prospettiva. Ne sono certo”. È don Roman Krat, parroco della cattedrale cattolica latina di Odessa nonché delegato del vescovo per i rapporti con la stampa, a raccontare al Sir come il popolo ucraino sta seguendo oggi la visita di Mario Draghi, Emmanuel Macron e Olaf Scholz. “Guardiamo oggi a questa visita in modo positivo”, aggiunge. “Sta aumentando le nostre speranze perché è un segno significativo di una Europa vicina al popolo ucraino”.

Nuovo record di persone in fuga dalle guerre. Unhcr: superata quota 100 milioni

Il numero delle persone costrette a fuggire dalle proprie case è aumentato ogni anno nell'ultimo decennio. "Si tratta di una tendenza che può essere invertita solo compiendo uno sforzo concertato per costruire la pace". Alla fine del 2021 erano 89,3 milioni le persone in fuga, poi la crisi Ucraina e altre emergenze hanno fatto lievitare la cifra. Della Turchia il record di accoglienza dei rifugiati

La Riforma Cartabia è legge. Il Senato conferma il testo della Camera

Il Senato ha approvato in via definitiva la riforma dell'ordinamento giudiziario e del Consiglio superiore della magistratura, che completa il trittico di interventi sul pianeta giustizia (la cosiddetta “riforma Cartabia”, dal nome del ministro guardasigilli) che aveva già visto il varo delle riforme del processo penale e del processo civile. Il titolo completo del ddl è “delega al Governo per la riforma dell'ordinamento giudiziario e per l'adeguamento dell'ordinamento giudiziario militare, nonché disposizioni ordinamentali, organizzative e disciplinari, di eleggibilità e ricollocamento in ruolo dei magistrati e di costituzione e funzionamento del Csm”. Il provvedimento contiene norme immediatamente prescrittive e altre che richiederanno l'emanazione di decreti legislativi da parte del governo per attuare la delega ricevuta dal Parlamento.

Perù ed Ecuador: il petrolio avvelena terre e popolazioni indigene. Nel silenzio generale, si leva la voce della Chiesa

È invisibile il petrolio che, costantemente, da anni, fuoriesce dalle tubature che trasportano il greggio dai giacimenti della zona amazzonica. Accade nelle regioni interne del Perù, ma anche nel vicino Ecuador. In questo caso, il petrolio non si diffonde in un oceano, ma nei fiumi e nei terreni, rovinando la vita agli indigeni, che vengono letteralmente avvelenati. “Gran parte degli sversamenti di petrolio avviene in zona amazzonica, nel silenzio generale. Nel Paese, in 24 anni, ci sono stati oltre mille sversamenti, negli ultimi 4 anni è finita sul terreno o in acqua una quantità di oltre 87mila barili di petrolio. I più colpiti sono i popoli indigeni, è una cosa scandalosa”, spiega Miguel Lévano Muñoz, referente dei programmi dell’Oxfam in Perù

Le “terre rare” del Congo: quando il verde si tinge di rosso

La sensibilizzazione del consumo critico e dei movimenti d’opinione può essere determinante per investire sulle 4R (riuso, riciclo, riparazione e riduzione) in contrasto alla compulsione estrattiva commissionata dalla ricettazione industriale e indurre le istituzioni a sostenere la responsabilità sociale d’impresa in termini di sostenibilità ad ampio spettro, senza attardarsi in ipotesi che rinviino le soluzioni o spostino il problema precostituendo emergenze future. La validità delle misure dipende dal concepire ambiente e umanità in chiave olistica

R.D. Congo, il conflitto più dimenticato al mondo. Nel Nord Kivu nuovi scontri tra esercito e milizie acuiscono le tensioni diplomatiche

Nella Repubblica democratica del Congo almeno 170.000 civili sono fuggiti da novembre 2021 ad oggi, soprattutto nelle regioni orientali del Nord Kivu e dell'Ituri. Gli effetti della pandemia e ora l’impatto della guerra in Ucraina sui prezzi del cibo hanno fatto salire a 27 milioni le persone in stato di bisogno in tutto il Paese, 7 milioni e mezzo in più rispetto al 2021. Recenti scontri tra i ribelli del Movimento del 23 marzo (M23) e l’esercito congolese rendono questo momento davvero critico per la sicurezza del Paese: il conflitto rischia di evolvere verso una crisi regionale più ampia