Giovanni Guaita, sacerdote ortodosso a Mosca: “La chiesa è figlia della storia e cresce insieme al suo popolo”. “Non ho paura”

Parla Giovanni Guaita, sacerdote ortodosso di Mosca, autore e firmatario di una lettera in cui 300 chierici ortodossi (sacerdoti e diaconi) chiedono la pace e l’interruzione del conflitto in Ucraina. Sul “silenzio” del Patriarcato di Mosca, dice: “Bisogna considerare il fatto che il Patriarca Kirill si trova a capo di una Chiesa che vive in Ucraina, ma anche in Russia e in Bielorussia. Dunque, si trova in una posizione estremamente delicata, difficile e scomoda”. “Ma la Chiesa – aggiunge - non è soltanto il Papa o il Patriarca. La Chiesa è: dove due o più sono uniti nel nome di Gesù Cristo. C’è una opinione pubblica anche all’interno della Chiesa che sta maturando e che sta a mio avviso crescendo”.

Veneto. L’amianto è ancora ingombrante

I tavoli delle procure di tutto il Veneto continuano ogni giorno a ricevere i fascicoli dei morti di mesotelioma, malattia provocata dalle inalazioni di amianto. Sono i lavoratori di Breda-Fincantieri di Venezia Marghera; delle Officine meccaniche della Stanga di Padova e Cittadella; dell’Edilit ancora di Padova; della Fervet di Castelfranco; delle Officine ferroviarie di Verona.

Il dolore degli ucraini negli Usa, tra veglie di preghiera e manifestazioni di protesta

Ucraini cattolici, ortodossi, ebrei, ma anche pastori afroamericani e bianchi delle tante chiese evangeliche, della Chiesa luterana e presbiteriana, assieme a leader musulmani ed indù si sono ritrovati nel cuore della cattolicità di Pittsburgh per un momento di preghiera comune, fortemente voluto dal vescovo cattolico, mons. David Zubich, che in appena quattro giorni è riuscito a riunire tutti nel nome del Dio della pace. Pittsburgh è la quarta città Usa, per numero di Ucraini: la Pennsylvania è seconda solo allo stato di New York per la numerosa presenza ucraina

Le testimonianze di chi fugge dalla guerra

A tutti i valichi di frontiera con l’Ucraina i cellulari strillano in continuazione. Quelli che chiamano sono spesso amici o conoscenti, o addirittura degli sconosciuti amici di un qualche parente dei profughi. Telefonano per concordare il modo di ritrovarsi una volta i profughi saranno passati dalla parte polacca del confine. Ma i cellulari strillano anche quando cadono i missili in Ucraina dove è stata inventata un’applicazione speciale che avverte dei bombardamenti, quando bisogna scendere nei sotterranei e nascondersi nelle cantine, in attesa della fine dell’attacco

La guerra vista in Moldavia. Mons. Cosa (vescovo Chisinau): “Raccogliamo paura e lacrime ma ci saremo fino alla fine”

Il numero dei rifugiati che arrivano in Moldavia, cresce di giorno in giorno. A Chisinau, si guarda con attenzione alla situazione ad Odessa, città a pochi chilometri dalla capitale della Moldavia, dove si teme che da un momento all’altro possa essere attaccata. “Ci stiamo quindi preparando ad accogliere masse di gente che parte da lì e viene qui da noi”. È il vescovo di Chisinau, mons. Cosa, a fare al Sir il punto della situazione