La Quaresima noi Cristiani ce la siamo inventata quando ci siamo impigriti, pensando di poter fare penitenza quaranta giorni all’anno per poterla non fare gli altri trecentoventicinque: nei primi secoli della Chiesa non esisteva (c’era solo il digiuno da giovedì a sabato sera della Settimana Santa), perché i fedeli erano costantemente consapevoli della dimensione quaresimale di ogni giornata, cioè dell’importanza spirituale di confrontarsi ogni giorno con le incertezze della nostra carne e la risposta autentica dello Spirito. Forse il proposito migliore quest’anno sarebbe quello di non fare propositi, se non quello di abitare seriamente la propria ferialità, i propri doveri, il proprio lavoro e le proprie relazioni, e provare a vedere che succede se per un po’ proviamo a farci carico della concretezza delle nostre giornate senza cercare le solite fughe, le compensazioni, le lamentele, i sogni a occhi aperti…
Lasciare che il tavolo sia a due non è una soluzione, in attesa che Kiev, sotto pressione, capitoli. Gomel ha ospitato un (pre)negoziato ineffettuale, comunque un segnale. Il nodo sta nella carenza di mediatori. Trattandosi di una guerra – per interposto Paese – all’Occidente, oggi è escluso che esso (parte in causa) assuma tale ruolo. Per l’auspicato secondo incontro, occorre ciò che nella Teoria delle catastrofi è la “tasca” capace di arrestare la precipitazione meccanica degli eventi. E che garantisca, per quanto interessata, una mediazione ad rem, non “direttiva” né in conto terzi
Le forti posizioni anti-immigrati espresse dal Gruppo di Visegrád (Ungheria, Polonia, Rep. Ceca e Slovacchia) fino a qualche settimana fa verso i profughi afghani, che bussavano alle porte dell’Europa dalla Bielorussia, sembrano di colpo cancellate. La repentina evoluzione dell’invasione russa della vicina Ucraina ha determinato un radicale cambio di passo dei Governi polacco e ungherese. Per non dimenticare la storia, vale la pena ricordare di come poco meno di un anno fa la Corte di Giustizia europea avesse condannato Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca per essersi rifiutate di accettare il meccanismo temporaneo di ricollocazione dei richiedenti asilo creato nel 2015!
Massimo Antonelli, primario del reparto di rianimazione del Policlinico Gemelli, a Roma, spiega che cosa significa “trattamento sanitario di sostegno vitale”: "Dove non è più possibile, attraverso i mezzi farmacologici o artificiali, sostenere le funzioni vitali, il compito del medico è alleviare le sofferenze, arrivando anche a una sedazione palliativa"
Sanità, sociale, educazione. Da anni vogliamo servizi di prima classe, ma l’attenzione si ferma all’architettura. Per l’inclusione serve una qualità integrale, ambientale e umana
Assistiamo attoniti all’ondata di solidarietà che si è materializzata in questi giorni nei confronti del popolo ucraino. Partiamo da Bruxelles: Ursula Von Der Leyen invoca il Paese sotto attacco come ventottesimo membro dell’Unione Europea e il Parlamento di Strasburgo ascolta il presidente Zelensky assediato a Kiev.
Gli uomini rimangono per difendere le città. In uno scenario paradossale. Kiev come Sarajevo (sotto assedio per 1.425 giorni dall’aprile 1992 al febbraio 1996). E come Groznyj, capace di resistere all’Armata Rossa.
La solidarietà diffusa tra cittadini e istituzioni e l’organizzazione rapida per essere subito pronti: «Ora serve mantenere alta la nostra sensibilità»