Quaresima 2022: il deserto della nostra ferialità

La Quaresima noi Cristiani ce la siamo inventata quando ci siamo impigriti, pensando di poter fare penitenza quaranta giorni all’anno per poterla non fare gli altri trecentoventicinque: nei primi secoli della Chiesa non esisteva (c’era solo il digiuno da giovedì a sabato sera della Settimana Santa), perché i fedeli erano costantemente consapevoli della dimensione quaresimale di ogni giornata, cioè dell’importanza spirituale di confrontarsi ogni giorno con le incertezze della nostra carne e la risposta autentica dello Spirito. Forse il proposito migliore quest’anno sarebbe quello di non fare propositi, se non quello di abitare seriamente la propria ferialità, i propri doveri, il proprio lavoro e le proprie relazioni, e provare a vedere che succede se per un po’ proviamo a farci carico della concretezza delle nostre giornate senza cercare le solite fughe, le compensazioni, le lamentele, i sogni a occhi aperti…

Russia-Ucraina: mediare e tenere aperti i canali del dialogo

Lasciare che il tavolo sia a due non è una soluzione, in attesa che Kiev, sotto pressione, capitoli. Gomel ha ospitato un (pre)negoziato ineffettuale, comunque un segnale. Il nodo sta nella carenza di mediatori. Trattandosi di una guerra – per interposto Paese – all’Occidente, oggi è escluso che esso (parte in causa) assuma tale ruolo. Per l’auspicato secondo incontro, occorre ciò che nella Teoria delle catastrofi è la “tasca” capace di arrestare la precipitazione meccanica degli eventi. E che garantisca, per quanto interessata, una mediazione ad rem, non “direttiva” né in conto terzi

Invasione dell’Ucraina. Le posizioni anti-immigrati espresse dal Gruppo di Visegrád sembrano cancellate

Le forti posizioni anti-immigrati espresse dal Gruppo di Visegrád (Ungheria, Polonia, Rep. Ceca e Slovacchia) fino a qualche settimana fa verso i profughi afghani, che bussavano alle porte dell’Europa dalla Bielorussia, sembrano di colpo cancellate. La repentina evoluzione dell’invasione russa della vicina Ucraina ha determinato un radicale cambio di passo dei Governi polacco e ungherese. Per non dimenticare la storia, vale la pena ricordare di come poco meno di un anno fa la Corte di Giustizia europea avesse condannato Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca per essersi rifiutate di accettare il meccanismo temporaneo di ricollocazione dei richiedenti asilo creato nel 2015! 

Fine vita. Antonelli (Policlinico Gemelli), “quando le cure diventano futili, il paziente non si abbandona”

Massimo Antonelli, primario del reparto di rianimazione del Policlinico Gemelli, a Roma, spiega che cosa significa “trattamento sanitario di sostegno vitale”: "Dove non è più possibile, attraverso i mezzi farmacologici o artificiali, sostenere le funzioni vitali, il compito del medico è alleviare le sofferenze, arrivando anche a una sedazione palliativa"