Paolo Branca (Università Cattolica): “Isis-K e la guerra dei puri e duri difensori dell’islam sunnita”

Con l'attentato del 26 agosto all’aeroporto di Kabul, è apparsa una nuova entità nello scacchiere islamico della Regione: l’Isis del Khorasan. Hanno attaccato – spiega in questa intervista al Sir Paolo Branca dell’Università Cattolica di Milano – perché “ritengono i Talebani troppo morbidi e sostanzialmente dei traditori che stanno lasciando partire i ‘collaborazionisti’ degli occidentali. Vogliono essere percepiti come i puri e i duri difensori dell’islam sunnita autentico contro chi scende a compromessi e si abbassa a forme di conciliazione seppur temporanee coi nemici della fede”

E le stelle stanno a guardare

…e dall’alto vedono la nostra vita in agitazione, che vaga spesso in ricerca di un mondo senza confini, senza restrizioni, dove ad ogni angolo c’è a portata di mano un trono per il proprio io libero di ogni legame. Mentre camminiamo quasi indifferenti l’uno accanto all’altro, ci lasciamo attrarre spesso da ciò che non ci procura fastidi. Sembra che molti di noi hanno un sogno nel cassetto: vivere nella libertà senza limiti, fare ciò che si vuole, difendere il proprio cammino da ogni elemento che si frapponga

Buona, vecchia nuova scuola. Problemi e interrogativi antichi sono stati aggravati dall’era Covid

La scuola sarà in presenza da settembre, ma regioni e comuni potranno scegliere un non auspicato ritorno alla didattica a distanza in casi eccezionali. Le nuove norme impongono, salvo casi d’eccezione, l’obbligatorietà del Green Pass a docenti e personale Ata, non per gli studenti, se non quelli universitari. L’era Covid ha imposto necessità, contestate dai sindacati (sospensione dello stipendio a partire da cinque giorni di non ottemperanza dell’obbligo) per tentare un approccio più radicale agli annosi problemi della nostra scuola, come il recupero dell’abbassamento delle competenze che la didattica a distanza ha comportato

Afghanistan: Beccegato (Caritas) al Sir, “un popolo dimenticato verso il quale sono stati innalzati solo muri”. Aprire i confini terrestri

“La speranza è che in Afghanistan vi sia una possibilità di poter continuare a lavorare a fianco degli ultimi, in particolare nelle numerose realtà locali che sono sorte negli ultimi anni e che sono fondamentali per molte persone che vivono nel Paese. Veramente si occupano degli ultimi tra gli ultimi. Negli scorsi anni, infatti, anche in collaborazione con la Caritas sono moltiplicati i centri di aiuto e sostegno verso i disabili, i più poveri e per chi vive nelle zone più remote dell’Afghanistan. Ora queste persone sono tutte preoccupatissime perché non sanno se potranno continuare a operare”.