La protezione è un diritto. L’intervento di don Gianromano Gnesotto

La Convenzione di Ginevra del 1951 traccia le forme di protezione legale, assistenza e diritti sociali, che il rifugiato dovrebbe ricevere dagli Stati aderenti alla Convenzione. La foto è di Sophie Onyema, vittima di tratta in Nigeria. “Deportata” attraverso il deserto fino alla Libia, nel 2017 è stata liberata una volta giunta a Lampedusa. Ha ottenuto la protezione internazionale due anni fa, vive a Padova con le sue due bambine.

Migranti: Comunità di Sant’Egidio, le proposte per “una ripartenza migliore e una giusta e legale immigrazione”

Ripristinare flussi di ingressi regolari nei settori che hanno più bisogno di lavoratori, come la sanità, il turismo e l’agricoltura; reintrodurre il sistema di sponsorship private e “prestazione di garanzia” per far entrare lavoratori dall’estero; ampliare i corridoi umanitari ed estenderli ad altri Paesi europei; superare il Regolamento di Dublino prevedendo la possibilità, per chi si sposta per i 3 mesi consentiti, di accettare un impiego in un Paese diverso da quello di arrivo e possibilità di sponsor privati che possano richiedere l’autorizzazione all’ingresso per ricerca di lavoro per un anno.

L’accoglienza è opportunità. Calano gli ingressi, il sistema di accoglienza regge

Migranti. Dopo il boom del 2020 (oltre 34 mila arrivi) rispetto agli 11 mila del 2019, da inizio anno sono giunte in Italia solo 13 mila persone. Per il momento, dunque, il sistema di accoglienza regge, ma sono le prospettive a mancare. Il 20 giugno è la 20a giornata internazionale del rifugiato. Nella foto Sara Ndao, 26 anni, scappato dal Senegal per persecuzioni religiose è giunto in Italia nel 2017 destinato subito all’hub di Bagnoli dov’è iniziata la sua nuova vita.