La Convenzione di Ginevra del 1951 traccia le forme di protezione legale, assistenza e diritti sociali, che il rifugiato dovrebbe ricevere dagli Stati aderenti alla Convenzione. La foto è di Sophie Onyema, vittima di tratta in Nigeria. “Deportata” attraverso il deserto fino alla Libia, nel 2017 è stata liberata una volta giunta a Lampedusa. Ha ottenuto la protezione internazionale due anni fa, vive a Padova con le sue due bambine.
La ripresa in corso è importante soprattutto perché crea i presupposti per sanare le ferite economico-sociali provocate dalla pandemia, in particolare sul fronte dell'occupazione.
La “campanella” suonerà alle 8,30 del 16 giugno. A sostenere gli Esami di Stato saranno 540.024 studenti. Anche nel 2021 sono previsti solo gli orali, a partire dalla discussione di un elaborato, il cui argomento è stato assegnato dal Consiglio di classe. Un lavoro basato sul percorso svolto da ciascuna studentessa e ciascuno studente
Ripristinare flussi di ingressi regolari nei settori che hanno più bisogno di lavoratori, come la sanità, il turismo e l’agricoltura; reintrodurre il sistema di sponsorship private e “prestazione di garanzia” per far entrare lavoratori dall’estero; ampliare i corridoi umanitari ed estenderli ad altri Paesi europei; superare il Regolamento di Dublino prevedendo la possibilità, per chi si sposta per i 3 mesi consentiti, di accettare un impiego in un Paese diverso da quello di arrivo e possibilità di sponsor privati che possano richiedere l’autorizzazione all’ingresso per ricerca di lavoro per un anno.
Migranti. Dopo il boom del 2020 (oltre 34 mila arrivi) rispetto agli 11 mila del 2019, da inizio anno sono giunte in Italia solo 13 mila persone. Per il momento, dunque, il sistema di accoglienza regge, ma sono le prospettive a mancare. Il 20 giugno è la 20a giornata internazionale del rifugiato. Nella foto Sara Ndao, 26 anni, scappato dal Senegal per persecuzioni religiose è giunto in Italia nel 2017 destinato subito all’hub di Bagnoli dov’è iniziata la sua nuova vita.
Esce in libreria il lavoro di Max Hirzel: 84 fotografie a colori accompagnate da documenti, testi e riflessioni. Si parte dai cimiteri siciliani, per capire come e dove i corpi dei migranti vengano sepolti dopo i naufragi, per passare a raccontare chi restituisce un nome a queste persone. “Queste morti sono un’aberrazione che non dovremmo permettere né accettare”