Ora che il Piano nazionale di ripartenza e resilienza è stato consegnato a Bruxelles e il lavoro (di valutazione) è passato tra gli oneri della Commissione europea, l’Italia ha la possibilità di occuparsi subito e concretamente della propria next generation (prossima generazione), ma anche di quelle presenti e meno anziane.
È passato tanto tempo dagli anni di piombo, eppure, dice al Sir il sociologo, “quelle vicende si distanziano nel tempo, ma non per l’urgenza, per l’appunto, di pervenire alla risposta: perché sono state assassinate, per responsabilità morale e politica di chi, con quale procedimento manipolativo sono divenute bersaglio. E il diniego, lo stato di negazione di chi fu sodale agli esecutori, continua a tirare su il muro che ostacola questo risarcimento delle vittime”
La pandemia ha travolto il vecchio continente. Imponendo anche all'Ue un deciso cambio di passo. Tre eventi nel fine settimana lo confermano: il Social Summit del 7 maggio, il vertice informale dei capi di Stato e di governo dei 27 il giorno successivo e l'inaugurazione della Conferenza sul futuro dell'Europa proprio il 9 maggio, che ricorda la Dichiarazione Schuman, pietra miliare dell'integrazione comunitaria
A precisa distanza di 71 anni dalla storica Dichiarazione che porta il suo nome (9 maggio 1950) Robert Schuman, per il quale è aperto il processo di beatificazione, sarà certamente felice nel vedere il suo auspicio realizzarsi con la Conferenza sul futuro dell’Europa.
La nostra possibilità di rilancio socio-economico dipende in larghissima misura e comunque in modo decisivo da come sapremo dare concreta attuazione al Piano nazionale di ripresa e resilienza.
Don Lorenzo Milani quasi sessant’anni fa voleva sottolineare l’importanza del senso di responsabilità del singolo sul tutto, della partecipazione alla vita politica, sociale e culturale.