Tre podcast per raccontare il lockdown e le conseguenti difficoltà con gli occhi di chi ogni giorno si occupa di persone fragili. Fanno parte di un ciclo di dieci podcast promosso dal Cnca e intitolato “Le voci dell’accoglienza”
Lo dice in una nota Bruno Molea, presidente dell'Associazione italiana cultura sport, tra i primi enti di promozione sportiva del Paese, nel commentare la nuova stretta sullo sport prevista dal Dpcm del 24 ottobre
Se nella prima fase era praticamente inevitabile distribuire aiuti a pioggia, adesso gli interventi di sostegno e di ristoro devono essere modulati con molto più discernimento.
Da una parte la necessità di arginare il virus, dall'altra il bisogno degli adolescenti di “tornare a muoversi nella loro dimensione, tra trasgressione e senso del limite. Hanno saputo accettare le regole e adattarsi alla scuola dei protocolli. Ma ora rischiano di diventare tristi: la scuola è fattore di protezione, non possiamo rendere di nuovo i giovani invisibili”
Dobbiamo tutti abituarci – riabituarci – all’idea che si possa vivere più o meno normalmente senza però accalcarci come sardine in un centro commerciale.
Contributo demografico, contributo economico sono due aspetti che ci dicono che sarebbe intelligente proporre una vera politica di integrazione che abbandoni le retoriche.
La politica è richiamata con forza a un sussulto di responsabilità rispetto a quell’“alfabeto del futuro” che economia e tecnologia hanno iniziato a scrivere.
Tra il 2014 e il 2019, il fatturato del gioco d'azzardo in Italia è passato da 84,5 a 110,5 miliardi di euro. Una crescita del 30%! Tra i dati, emerge che un esiguo numero di persone soffre di una vera e propria malattia: il disturbo da gioco d’azzardo. A ben vedere, l’industria dell’azzardo proprio su di loro fa la sua fortuna. E, allora, non si può parlare di effetto “collaterale”. Ma dietro i numeri, ci sono tante storie drammatiche - personali e familiari - che parlano di rovina, di criminalità, di vergogna, ma anche della progressiva quanto subdola instillazione della "cultura del gioco d'azzardo" in atto da decenni nel nostro Paese. Eppure durante il lockdown l’industria dell’azzardo, inevitabilmente, si era fermata: l’aspetto più interessante è che i giocatori, in un ambiente “azzardo free”, non sono andati in astinenza, anzi, sono stati bene. Di questo parliamo con la psicologa e psicoterapeuta Daniela Capitanucci e il giornalista Umberto Folena, autori del libro “Perché il gioco d’azzardo rovina l’Italia”, in libreria dall’8 ottobre