Catechesi. Torniamo al fulcro della fede, Gesù

In questo tempo di separazioni e distanziamenti l’immagine che frequentemente può presentarsi a un cristiano è quella di Gesù e le sue numerose relazioni. Gesù e la folla, Gesù e i discepoli, Gesù che si fa toccare dall’emorroissa, Gesù che mangia e beve con tutti, Gesù che tocca, che si fa toccare, si fa ungere, si fa lavare i piedi e li lava, che cammina a fianco dei discepoli di Emmaus e con loro spezza il pane, che entra nella casa di Lazzaro e Maria, sua sorella, che siede ai suoi piedi per ascoltarlo...

La riflessione. Il futuro è una questione di coscienza

Cosa accadrebbe se in queste settimane un programma televisivo italiano scegliesse una famiglia, che a causa del Covid-19 si è impoverita, per portarle regali e sollievo? Il moto ondoso più corposo non sarebbe più quello delle lacrime di commozione. In pochi minuti si scatenerebbe sui social la virulenza cieca della rabbia: lo sdegno per non essere stati scelti leggerebbe quell’azione come ingiusta fino a poter essere letta come affronto e torto assoluto. Perché così gli ultimi tre anni di discorsi d’odio hanno mutato radicalmente le narrazioni individuali e collettive, sicché ora la narrazione portante è l’invidia che giustifica l’assalto. E allora il tema che è il cuore del futuro adesso, forse, è uno solo, ed è anche questo antico: è questione di coscienza.

“Attenzione all’uso delle parole e dei loro significati”. L’intervento di alcune realtà che a Padova operano nell’ambito della marginalità estrema

Questo tempo di emergenza sanitaria porta alla luce molte situazioni di disagio, di sofferenza e sicuramente non mancano anche gli episodi di microcriminalità. L’assenza di movimento di una grande fetta della popolazione determina l’accentuarsi e l’emergere con maggiore evidenza di altre situazioni, ma fare di tutte le erbe un fascio manca di rispetto alle persone, ai luoghi, alla verità oggettiva.