«Potrebbe uscirne una Chiesa più umile, una pastorale meno obesa, un ascolto più vero di quello che vivono le persone e di quello che Dio ci chiede. Un secondo annuncio...»
Si parla molto di fase 2. Una fase che anche per la Chiesa significherà la possibilità di ritornare, sotto determinate condizioni, a celebrare e forse anche a ritrovarsi per qualche incontro.
Occorre valutare con attenzione l’impatto del lockdown sulle generazioni più giovani, ai quali da mesi è tolto l’ambiente vitale per eccellenza che è la scuola.
Il ruolo delle famiglie è fondamentale, perché sono esse portatrici sane della disabilità attraverso l’accoglienza naturale che riserbano a quel loro componente con handicap.
Proporrei più delicatezza con l’handicap, più riguardo. Ci ricambierà.Giuseppe Pontiggia
Nella relazione annuale presentata qualche giorno fa, la presidente della Corte costituzionale, Marta Cartabia, ha indicato nella Costituzione la “bussola necessaria” per la vita civile anche in questo tempo eccezionale. E sì che di una bussola c’è gran bisogno in un momento in cui la cosiddetta Fase 2 vede sovrapporsi le spinte, talvolta disordinate, ad ampliare la libertà di movimento e di iniziativa, recuperata solo parzialmente a causa delle ineludibili esigenze della profilassi sanitaria, e una proliferazione non sempre coordinata di norme e di interventi ai vari livelli istituzionali.