Giornata Mondiale per le Comunicazioni Sociali. Le reti comunicative: un telaio costruito sulle persone

Fare memoria è sinonimo di vita che si fa storia. Lo scrive Papa Francesco nel Messaggio per la 54ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali (domenica 24 maggio) quando afferma che “l’uomo sarà chiamato, di generazione in generazione, a raccontare e fissare nella memoria gli episodi più significativi di questa Storia di storie”. È questo uno dei compiti del comunicatore cristiano: vivere illuminandosi e nutrendosi del ricordo della vita di Gesù e dalle tante vite che hanno provato a seguirne i passi. Come quei Figli d’Israele (citati nel passo dell’Esodo che dà il titolo al Messaggio) che vengono liberati dalla schiavitù proprio grazie a un Dio che si ricorda di loro e li rende poi liberi dall’oppressione. Le parole di Francesco sono un richiamo a non dilapidare il patrimonio delle nostre biografie, da intendersi non come sterili resoconti di vite ordinarie, ma come “meraviglie stupende”, capaci rinnovarci e rigenerarci ogni giorno

Storie, bussola per affrontare la vita. Giornata mondiale delle comunicazioni sociali: “La vita si fa storia”

Il messaggio è ispirato dal un versetto del libro dell’Esodo: «Perché tu possa raccontare e fissare nelle memoria». «Il rischio, in questo tempo – sottolinea don Daniele Longato – è delegare la memoria a un cellulare o a un hard disk». Giornata mondiale delle comunicazioni sociali “La vita si fa storia” è il titolo del messaggio di papa Francesco per la 54a edizione. Pubblicato prima della pandemia, invita a “rivestirsi delle storie” per affrontare le sfide della vita

Franco Nembrini: “Il cambiamento non avverrà magicamente alla fine di questa prova, ma soltanto durante”

La pandemia ha spazzato via tante false certezze e l’orgoglio che in fondo le giustificava e, allo stesso tempo, ha reso evidente che anche in circostanze terribilmente dolorose si può fare esperienza del bene, ci si può stupire della grandezza e della sacralità di tanti rapporti, di tante amicizie, di tante opere. Abbiamo chiesto a Franco Nembrini, insegnante, saggista e pedagogista italiano, di “leggere” i segni di quanto è stato e di quel che sarà. “Il virus ci ha messo di fronte a tutta la fragilità, povertà, a tutto il bisogno di cui è costituito l’uomo – ha spiegato –. Delle due l’una: o ci si arrabbia per la mala sorte e ci si illude di poterne uscire prima o poi, oppure si riconosce con semplicità di cuore la propria dipendenza da Dio e a lui si chiede la Grazia di ricominciare”