Idee
Se l’estate è fermarsi un attimo per respirare o per lo meno rallentare, è anche il tempo di riflettere e di pensare a noi: nel senso più profondo di ricerca di una ragione vera, di ritrovare radici perdute nella rincorsa del successo, del posto più alto, del bene materiale. Il libro ci aiuta, perché o nella sua tradizione cartacea o in quella digitale ci è vicino dovunque, nella montagna scoscesa sulla quale ci siamo avventurati, su una qualunque spiaggia, sotto un albero, in città dove siamo costretti da eventi o da scelte libere, magari su una panchina in mezzo ad un verde che rivela tutta la sua provvidenziale utilità e bellezza.
E se dovessimo considerare la lettura come furto del tempo che potremmo dedicare magari alla preghiera, sbaglieremmo: prendiamo ad esempio un libro uscito qualche tempo fa ma ancora adesso estremamente utile: “La preghiera nella letteratura italiana” (IPL, a cura di M. Ballarini, S. Brambilla, P. Frare, G. Langella), una vera e propria antologia di cui non deve spaventarci il numero di pagine, perché in esse si fa largo il sospetto che la preghiera sia presente anche là dove sembra regnare il dubbio, se non il male, fin dall’antichità, con le contraddizioni umane di un Guittone d’Arezzo o Jacopone da Todi, ma anche di un Manzoni avvolto da giovane nel sensismo e nel razionalismo e poi consapevole che nelle tenebre del male è possibile trovare un raggio di luce.
È così la preghiera si innalza a roccia sporgente sulla quale aggrapparci quando tutto sembra perduto, dal san Francesco gaudente giovanetto di buona famiglia ma angosciato dall’inutilità di feste e bagordi al Clemente Rebora di sette secoli dopo, che dal razionalismo e dalla disperazione materialista passa all’accettazione dell’abito sacerdotale e della nuova vita, un po’ come il Piero Maironi che in “Il santo” di Fogazzaro arriva ai monasteri benedettini di Subiaco per ritrovare se stesso.
E visto che ne abbiamo parlato, vi invitiamo alla lettura proprio delle opere dei due scrittori ora citati: Clemente Rebora, divenuto sacerdote rosminiano dopo il trauma dello strazio dei corpi e delle anime nelle trincee della grande guerra, consegnandosi al silenzio e convinto a tornare alla letteratura solo per l’insistenza di amici e confratelli: in “Le poesie” edito da Garzanti (a cura di G. Mussini e V. Scheiwiller) è possibile precorrere questo lungo viaggio, che può essere letto anche al contrario: da poeta affermato ma alla ricerca di un senso al silenzio del convento e poi al ritorno alla luce attraverso le ristampe delle sue poesie. Un percorso non dissimile da quello narrato ne “Il santo” (tra le varie edizioni, quella Mondadori presenta un meritevole corredo di foto e una cronologia comparata) , che dopo “Piccolo mondo moderno” rappresenta il culmine della crisi di Piero Maironi: questi decide di farsi benedettino, dimenticare e farsi dimenticare, nonostante l’amore e il desiderio di rinnovamento della chiesa cattolica.
Se vogliamo conciliare attualità -per meglio dire sguardo contemporaneo- e storia al femminile, ecco allora “La ragazzina” della scrittrice Valeria Parrella (Feltrinelli), che non è altro che Giovanna d’Arco, la trionfatrice della guerra contro gli inglesi e i loro alleati borgognoni e nello stesso tempo la vittima designata. Non solo degli interessi della guerra e della politica, ma del costume del tempo, dell’ostilità di una cultura intesa come militarismo e femminile come preda di guerra o del desiderio. Un desiderio, come spiegherà Denis de Rougemont, allora assai lontano da quello che noi chiamiamo amore, e che però ritorna nella tragica realtà nostra contemporanea. Una ragazzina vista nel suo esserlo, non solo nel suo assurgersi come eroina a tutto tondo, e destinata a pagare assai caro quel trionfo.