Idee
Riorganizzazione. Ridefinizione. Evoluzione.
Quale sia il termine che si voglia usare, a partire da fine anno le attuali medicine di gruppo integrate sono destinate a cambiare, come annunciato dalla Regione Veneto nelle ultime settimane. Nato più di dieci anni fa, il modello veneto è costituito da team multiprofessionali come medici e pediatri di famiglia, specialisti, infermieri e collaboratori di studio. Scopo di queste forme di assistenza è garantire fasce orarie più estese, offrire servizi di segreteria medica, essere più vicini agli assistiti.
Mentre la politica dibatte sul futuro dell’assistenza medica sul territorio, chi vive tutti i giorni le difficoltà della professione racconta di un quadro in chiaroscuro che richiede riforme importanti. Ne è convinto Filippo Crimì, medico di medicina generale, presidente dell’Ordine dei medici di Padova: «Il modello delle medicine di gruppo integrate è stato un’iniziativa veneta. Dove attivate, garantiscono dodici ore di assistenza, una segreteria e addirittura prelievi del sangue con la presenza anche di personale non medico. Questo risponde ai bisogni di salute sul territorio, agevolando i pazienti» introduce il tema Crimì. «Con l’avvento delle case di comunità c’è stato anche un rinnovo dei contratti collettivi nazionali per la medicina generale, che hanno previsto una serie di impieghi. Ma il modello veneto non rientra esattamente in quello contrattuale nazionale. Pertanto è stato attivato un tavolo a livello regionale con i sindacati, all’interno del quale bisognerà trovare un accordo per salvaguardare le medicine di gruppo, al fine di mantenere delle realtà funzionanti».
La ridefinizione delle attuali medicine di gruppo è dovuta alla necessità di allineare la contrattualistica regionale a quella nazionale. Ma sarà possibile senza incidere sui servizi attuali? «La Regione dovrà decidere, all’interno di un nuovo contratto regionale, quanto investire su questo tipo di realtà. Auspichiamo che il nuovo accordo sindacale mantenga questo modello che funziona. Tuttavia non possiamo dimenticare che ancora troppi medici hanno un numero di assistiti eccessivo, a cui si aggiunge un carico di lavoro burocratico. Le medicine di gruppo integrate sono nate proprio con questo obiettivo, ripartire il lavoro tra più medici in forma integrata per offrire ai cittadini più risposte anche con poco personale. Infine c’è un tema di costi, oltre a quello contrattuale. Per far funzionare il modello, la Regione deve sostenere i dipendenti non medici. Bisognerà capire nella nuova organizzazione se verrà mantenuta questa integrazione» conclude Crimì.
I giochi si faranno nel mese di ottobre
Chi sarà direttamente coinvolto nella riforma sono proprio i medici di medicina generale. Andrea Dini è uno di loro oltre a essere segretario della Fimmg (Federazione Italiana Medici di Medicina Generale) di Padova. In questa delicata fase di passaggio invita alla cautela: «In Regione è in corso un tavolo di trattativa per il rinnovo del contratto dei medici di medicina generale, che saranno inseriti in una nuova cornice organizzativa. Come auspicato dal segretario veneto della Fimmg, Enrico Peterle, speriamo di raggiungere un accordo definitivo entro la fine di ottobre, in modo da dare delle risposte chiare e definitive ai medici di famiglia della Regione Veneto e a tutto il personale sanitario e ai collaboratori e alle collaboratrici di studio che lavorano quotidianamente nelle medicine di gruppo».
Il dottor Dini annuncia quindi una data, il 31 ottobre, entro la quale il nuovo accordo dovrà essere raggiunto. La sigla entro la fine del mese darà il tempo ai medici di conoscere i cambiamenti e le modalità di riorganizzazione dei servizi di assistenza territoriale». Come sarà dunque il nuovo modello? Trapela qualcosa tra gli “addetti ai lavori”? «Il modello delle medicine di gruppo semplici o integrate ha portato a risultati tangibili, anche in termini di migliore assistenza medica per i cittadini. Bisognerà pertanto conservare quanto di buono hanno portato questi modelli, chiaramente rivisitandoli nella nuova riforma che comprende anche case di comunità, come stabilito dal decreto ministeriale 77 e dal Pnrr» aggiunge il segretario padovano della Fimmg.
Verso le Aggregazioni Funzionali Territoriali
«Il nuovo quadro organizzativo sarà quello delle Aft, le Aggregazioni Funzionali Territoriali che, tuttavia, non rappresentano un nuovo modello di assistenza, bensì un raggruppamento più ampio di medici che hanno ambulatorio in un certo territorio. Le Aft saranno una sorta di contenitore più grande delle attuali medicine di gruppo, con venti o trenta medici che vi lavoreranno contro gli attuali sei o sette» spiega il dott. Dini.
In conclusione, il segretario della Federazione sottolinea due concetti sui quali, talvolta, l’informazione non è precisa: «Nel tavolo in corso in Regione discuteremo di tutte le criticità della nostra categoria ma non dobbiamo proseguire con una narrativa errata. A Padova, per esempio, ci sono venti Case di comunità, tutte operative dalle 8 alle 20, compresi turni notturni e nei fine settimana, dove lavorano medici di famiglia e non solo. Certo, ci sono aree in cui la casa di comunità è più lontana, quindi più difficile da raggiungere. Ma i medici di medicina generale ci sono sempre, a differenza di altri professionisti come infermieri, pediatri, Oss, ecc. Aggiungo infine che i finanziamenti che la Regione eroga ai medici di medicina generale servono per dotarsi di personale di supporto, per garantire un servizio per il cittadino, quindi per noi non è un compenso aggiuntivo».