La rubrica settimanale dell’Associazione WebCattolici Italiani – diffusa sul web, sui media cattolici e nel libro “La Chiesa nel digitale. Strumenti e proposte” – entra nella settima stagione
DALL'ARCHIVIO. Due lauree, un'associazione che ruota intorno a lui, la collaborazione con il Cnr: è stato la persona più longeva al mondo ad avere la progeria, una malattia genetica rarissima che provoca invecchiamento precoce
Quello del 7 ottobre è un avvenimento che non solo ha modificato per l’ennesima volta la realtà di un’area da sempre nevralgica per le relazioni internazionali, ma soprattutto ha toccato la portata del diritto internazionale. L’umanizzazione della guerra, espressione paradossale, ma non priva di significato di fronte alla volontà di dare la parola unicamente alle armi, è un lontano ricordo. E se tutti i conflitti armati in atto dimostrano quanto siano divenute improponibili anche le regole minime della guerra, ad iniziare da quelle per la tutela della popolazione civile, in quello mediorientale questo aspetto è amplificato
A un anno dallo scoppio della guerra tra Hamas e Israele, il Sir ha raccolto la testimonianza del parroco latino di Gaza, padre Romanelli. Il racconto di una popolazione allo stremo, di scampoli di serenità, come l'immagine dei bambini che dopo mesi hanno ricevuto il dono prezioso di una mela. L'opera di solidarietà della piccola parrocchia e le telefonate di Papa Francesco. L'appello: "Deporre le armi. Nel silenzio delle armi sarà più facile udire la voce degli innocenti di Gaza, quella degli ostaggi israeliani che anelano la libertà"
È trascorso un anno dall’attacco terroristico di Hamas a Israele del 7 ottobre 2023. Da lì l’occupazione israeliana di Gaza e l’avvio di una campagna militare che, ad oggi, ha provocato, tra i palestinesi, oltre 41.500 morti, più di 96mila feriti e la distruzione di interi quartieri, comprese strade, scuole, ospedali e infrastrutture varie. Senza esito, finora, i negoziati. Abbiamo intervistato il Custode di Terra Santa, padre Francesco Patton
Quello del blocco dei porti statunitensi non è che l’ultimo esempio che illustra bene la rete di collegamenti (positivi e negativi) nella quale la produzione di cibo è collocata