William Lai vince le presidenziali, ma il suo Partito democratico progressista perde la maggioranza assoluta in Parlamento. Finiscono in un quadro “molto incerto” le elezioni generali che si sono svolte sabato 13 gennaio a Taiwan per la nomina del nuovo presidente e il rinnovo del Parlamento. La Cina ha fatto subito sapere che la “riunificazione è inevitabile”. Mentre Joe Biden ha dichiarato esattamente il contrario. Secondo Francesco Sisci, "la situazione dovrebbe rimanere tranquilla almeno fino alle elezioni"
Nulla è come sembra, il racconto di un emarginato, prima ancora da se stesso che dagli altri, è un triste ritorno, dopo l’illuminazione indiana, nella Germania sei anni prima della presa del potere da parte di Hitler
Da due anni a Varese c’è una squadra di giovanissimi che sognano. Di nome e di fatto. Sono i bambini del “Dreaming Team”, formazione ideata da “La casa del giocattolo solidale”
Lo studio pubblicato su Nature Mental Health. Fondamentale la sincronia dei sintomi, ma il metodo non consente di prevedere con certezza lo stato futuro di salute dell'individuo che dipende da una moltitudine di fattori
Quali le principali conseguenze di questa “febbre degli oceani”? Le acque complessivamente più calde sono in grado di modificare l’andamento meteorologico a livello mondiale
Oggi torna il tema della “unificazione”, che richiama davvero una questione centrale nel mondo scolastico e riguarda lo sviluppo complessivo della società
Mons. Rolando Álvarez, vescovo di Matagalpa e amministratore apostolico di Estelí, detenuto dal 19 agosto 2022 e condannato a 26 anni di carcere poco meno di un anno fa, il 10 febbraio 2023, dal regime di Daniel Ortega e Rosario Murillo, è stato liberato e subito esiliato, attraverso un volo giunto a Roma. Con lui l’altro vescovo detenuto da qualche settimana, mons. Isidoro Mora Ortega, altri 15 sacerdoti e due seminaristi. Tutti hanno concelebrato una Messa, tornando a indossare i paramenti, come mostrano le prime immagini dei due vescovi esiliati, che sono stati accolti e presi in carico dalla Santa Sede
Il Nagorno Karabakh appare sempre più come una “partita” giocata tra Russia, Stati Uniti, Europa e Turchia, sulla pelle delle 100mila persone costrette a lasciare la loro terra e a rifugiarsi in Armenia, senza casa e senza futuro. “Il mondo – dice padre Tirayr Hakobyan, archimandrita della Chiesa apostolica armena in Europa occidentale – non può chiudere la bocca di fronte a quanto sta accadendo e celare la verità. La giustizia non può rimanere ostaggio degli interessi. Questo silenzio renderà le guerre più prepotenti ma quel punto nessuno riuscirà più a fermarle”