Con Giulia salgono a 105 le donne uccise dal 1° gennaio. Per la presidente del Centro calabrese di solidarietà, alla base di questo fenomeno in crescita c’è “una cultura del patriarcato ancora diffusa a tutti i livelli della società”, sulla quale si innesta una mancanza di educazione dei ragazzi ai sentimenti e alle relazioni. E alle ragazze dice: “Un maschio geloso è un pericolo dal quale fuggire a gambe levate!"
Oggi c’è l’urgenza di raccontare insieme la bellezza della vita umana animata dallo Spirito. Quale idea abbiamo della vita contemplativa? Come stiamo vivendo nella Chiesa e nel mondo la dimensione contemplativa della vita? In che modo il vivere alla presenza di Dio ci apre alla speranza, alle relazioni autentiche che fanno vedere il Risorto? Che cosa ci aiuta a coltivare la disponibilità a donare la propria vita, perché altri siano felici?
Dal 21 novembre entreranno in vigore regole più restrittive sul “parental control” e ai minori sarà limitato l’accesso a siti web considerati pericolosi. Gli ultimi dati riferiscono che la percentuale di bambini dai 6 ai 10 anni che si connette ad internet è del 54%, e arriva al 94% nella fascia di età tra i 15 ed i 17 anni. Il 5% dei giovani tra i 14 e i 21 anni risulta essere moderatamente dipendente da internet e lo 0,8% è seriamente dipendente. Tra le dipendenze più diffuse: i social network, il gioco online, lo shopping o i siti pornografici. Ne parliamo con il prof. Federico Tonioni, psichiatra e psicoterapeuta, Ricercatore dell’Istituto di psichiatria e psicologia nella Facoltà di medicina dell’Università cattolica del Sacro Cuore.
L’ottavo tutorial della sesta stagione riflette sul fenomeno dell’esposizione accidentale a notizie non volute: anche le pagine social di contenuti religiosi ne sono esposte
“I bambini diventano orfani due volte. Abbiamo assunto la responsabilità di stare loro accanto e non lasciarli soli”, dice Marco Rossi-Doria, in occasione della presentazione di dati inediti sui figli delle vittime presi in carico dai progetti resi noti, il 20 novembre, per la Giornata internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. La raccolta e l'elaborazione dei dati è stata realizzata dalle ricercatrici dell'Unità di M&V e valutazione di impatto e dell'Unità di sviluppo inclusivo di Arco, centro di ricerca del Pin - Polo universitario della Città di Prato
C’era un tempo in cui l’area tra Polesine, Bassa Padovana e Bassa Veronese era una sorta di triade d’oro per la frutta veneta. Pesche, pere, mele, ma anche kiwi e ciliegie, crescevano a meraviglia e venivano esportate in Italia e anche all’estero.
«Nella Bassa Padovana, da Merlara a Castelbaldo passando per Urbana – rivela Adriano Favazza, cerasicoltore a Montagnana e presidente del settore ortofrutta di Confagricoltura Padova – si stanno tagliando tantissimi alberi da frutto. In molti quest’anno stanno togliendo il melo, perché c’è stata poca produzione e i prezzi pagati agli agricoltori sono bassi a fronte di costi di coltivazione sempre più alti.
Frutta Secondo Stefano Faedo, presidente dell’Associazione Ortofrutta Veneta, la strategia per far crescere il settore della frutta è l’aggregazione e sviluppare progetti di filiera ben radicati nel territorio