Ci sono i fenomeni mediatici: imprenditore non trova dipendenti, lancia appelli social, viene inondato di curricula e posta la foto-opportunity con il nuovo assunto. Poi ci sono gli chef stellati che si lamentano: nessuno è più disponibile a farsi sfruttare dalla celebrità culinaria di turno, così i conti sempre in rosso dei loro ristoranti (appianati solo dalle comparsate tv) esplodono definitivamente.
La tradizione Don Lazzaro Lazzaroni nel 1640 fonda la “Compagnia dell’abito nero” la cui eredità è viva ancora oggi e ha donato al paese l’amore per la vecchia chiesa di Santa Maria
Egregio direttore, il suo editoriale nell’ultimo numero del giornale (quello del 19 febbraio, ndr) mi ha spinto a scriverle. Lei si chiedeva, e ci chiedeva, se realmente «il Sanremo di oggi interessi (piaccia?) proprio a tutti». Bene, le rispondo per quel che mi riguarda. Io faccio parte di quell’uno su tre che non lo apprezza.
Il 28 febbraio è stato l’ultimo giorno per compilare l’Isee da parte delle famiglie e vedersi adeguare (leggi aumentare) l’assegno unico erogato, da due anni, per ogni figlio dal settimo mese di gravidanza al 21° anno di età.
Quanto è corta la nostra memoria? A tre anni dallo scoppio della pandemia da Covid-19, la domanda è più che lecita. L’isolamento di intere aree di territorio, i lockdown, i duecento metri da casa concessi per gli spostamenti, i tamponi compulsivi, la fame d’aria di fragili e anziani che non ce l’hanno fatta, la pietosa processione di camion militari in partenza da Bergamo, dove i cimiteri non erano capienti abbastanza per accogliere tutti quei morti.
Caro direttore, come parroco trovo inappropriata l’eco mediatica relativa a un mio confratello, che ha scelto deliberatamente di allontanarsi dalla Chiesa.
Nomina. Da inizio febbraio, all’incontro settimanale del vescovo Claudio con i suoi collaboratori più stretti – i vicari episcopali: don Zatti, don Voltan, don Facco e don Celi – partecipa una nuova figura e per la prima volta è una donna
Mensa universitaria affollata. Interno giorno. Martedì a pranzo, una manciata di ore prima di andare in stampa con questo numero. Seduti al tavolo, tre ragazzi parlano di Festival: lui difende l’indifendibile (Paola e Chiara), lei che non si sarebbe mai aspettata una cosa del genere da Elodie (che c’è da rimproverarle?), un’altra lei che certifica la perfezione del Mengoni nazionale.