Luca Bortoli

Luca Bortoli

direttore

Non solo un lavoro. Ma un luogo dove stare bene, ogni giorno

Ci sono i fenomeni mediatici: imprenditore non trova dipendenti, lancia appelli social, viene inondato di curricula e posta la foto-opportunity con il nuovo assunto. Poi ci sono gli chef stellati che si lamentano: nessuno è più disponibile a farsi sfruttare dalla celebrità culinaria di turno, così i conti sempre in rosso dei loro ristoranti (appianati solo dalle comparsate tv) esplodono definitivamente.

La lettera. La voce di chi Sanremo proprio non lo apprezza

Egregio direttore, il suo editoriale nell’ultimo numero del giornale (quello del 19 febbraio, ndr) mi ha spinto a scriverle. Lei si chiedeva, e ci chiedeva, se realmente «il Sanremo di oggi interessi (piaccia?) proprio a tutti». Bene, le rispondo per quel che mi riguarda. Io faccio parte di quell’uno su tre che non lo apprezza.

La sana capacità di farsi da parte. Tre anni di Covid e la nostra memoria corta

Quanto è corta la nostra memoria? A tre anni dallo scoppio della pandemia da Covid-19, la domanda è più che lecita. L’isolamento di intere aree di territorio, i lockdown, i duecento metri da casa concessi per gli spostamenti, i tamponi compulsivi, la fame d’aria di fragili e anziani che non ce l’hanno fatta, la pietosa processione di camion militari in partenza da Bergamo, dove i cimiteri non erano capienti abbastanza per accogliere tutti quei morti.

A Sanremo ogni scandalo vale. Serie di “casi” orchestrati nel nome del “dio share”. Manca la musica

Mensa universitaria affollata. Interno giorno. Martedì a pranzo, una manciata di ore prima di andare in stampa con questo numero. Seduti al tavolo, tre ragazzi parlano di Festival: lui difende l’indifendibile (Paola e Chiara), lei che non si sarebbe mai aspettata una cosa del genere da Elodie (che c’è da rimproverarle?), un’altra lei che certifica la perfezione del Mengoni nazionale.