Il conflitto in Ucraina Marco Mascia, cattedra Unesco in diritti umani, democrazia e pace, osserva lo sviluppo delle ostilità. Serve una strategia comune per un negoziato condotto dall’Onu
25 marzo. Nel giorno dell’Annunciazione il comboniano di Piovene verrà consacrato vescovo nella sua Chiesa in Sud Sudan e riprenderà il cammino interrotto dall’attentato dello scorso aprile. Questa domenica il saluto alla sua parrocchia, nei giorni successivi la partenza
Siamo sconvolti da quanto accade in Ucraina. Alcuni flash: l’attacco all’ospedale di Mariupol, i video di razzi e ordigni che cadono in centro città, mentre cittadini ucraini camminano per fare le cose di tutti i giorni. I soldati russi prigionieri che si scusano: credevano fino all’ultimo di essere in un’esercitazione.
Esiste un universo sociale da riprogettare, un habitat economico da ristrutturare, una cultura che offre basi di pensiero da cui ripartire. La guerra scoppia nel cuore dell’Europa proprio mentre sembrava che la ricostruzione post- Covid potesse entrare nel vivo grazie ai vaccini e all’imunità generata dal contagio da Omicron.
Assistiamo attoniti all’ondata di solidarietà che si è materializzata in questi giorni nei confronti del popolo ucraino. Partiamo da Bruxelles: Ursula Von Der Leyen invoca il Paese sotto attacco come ventottesimo membro dell’Unione Europea e il Parlamento di Strasburgo ascolta il presidente Zelensky assediato a Kiev.
I 44 sindaci hanno portato numerosi cittadini a manifestare perché Schiavonia non sia più Covid hospital. Passata la fase acuta dell’emergenza, i 188 mila abitanti chiedono servizi sempre attivi
In Ucraina da lunedì sera spirano, impetuosi, venti di guerra. A Firenze, dal 23 febbraio, la Cei riunisce sindaci e vescovi del “Mediterraneo frontiera di pace”, a due anni dal primo incontro di Bari. In questa fine di febbraio viviamo giorni che possono incidere nel futuro del continente europeo, ma anche gli assetti geopolitici e le relazioni internazionali tra Africa, Asia ed Europa.