Il Sir incontra l'avvocata ucraina che guida la Ong “Centro per le libertà civili ucraine” che ha da poco ricevuto il Nobel a Oslo. Oggi a Strasburgo riceve il premio Sacharov 2022 per la libertà di pensiero che il Parlamento europeo ha deciso di conferire al “coraggioso popolo ucraino”. "Lottiamo per verità, democrazia e dignità. Ma dateci le armi"
Secondo Vittorio Emanuele Parsi, ordinario di Relazioni internazionali presso la facoltà di Scienze politiche e sociali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, e direttore dell’Alta scuola di economia e relazioni internazionali (Aseri) presso la medesima università, è indispensabile tutelare la democrazia e la libertà perché ci siano prospettive di pace: “Se non saremo noi a difendere il futuro di democrazia e libertà, nessuno lo farà. Che piaccia o meno, è questo il senso della guerra in Ucraina”
Avere 22 anni, vivere a Mosca, studiare filosofia e pensare in modo diverso da come dice l’establishment nel 2022 è faccenda delicatissima, pericolosa. Al punto che la giovane che abbiamo conosciuto e intervistato con un collegamento streaming, ci ha chiesto di non dire il suo cognome né pubblicare una sua foto. Quella ragazza ha un nome paradossale, per i tempi e il luogo in cui vive: si chiama Nato, nome georgiano non insolito, perché il padre è georgiano, mentre la mamma è russa. Occhi luminosi, volto solare, grandi occhiali che non vogliono stare al loro posto, risponde generosamente alle domande dalla sua stanzetta piena di libri. Pensa a lungo prima di parlare, in alcuni passaggi la voce si incrina.
“Quando le luci degli stadi si accenderanno in tutto il Qatar spazzato dalla sabbia, più di metà del mondo rivolgerà la propria attenzione al bel gioco”: inizia così una meditazione dedicata ai mondiali in corso dei Padri redentoristi dell’Asia e dell’Oceania.
Calano i consensi sulla guerra tra i russi: secondo i dati diffusi dall’Istituto Levada, a settembre il 44% degli interpellati vedeva di buon occhio il proseguimento dell’offensiva in Ucraina, mentre il 48% voleva negoziati per la pace. A ottobre invece è scesa al 36% la fetta di chi vuole che la guerra continui, mentre è il 57% a volere negoziati per la pace. A far cambiare idea forse il fatto che, con la mobilitazione parziale avviata il 21 settembre, la guerra è arrivata nelle famiglie russe. I 300mila soldati desiderati sono stati raccolti: questo dicono le dichiarazioni ufficiali, soddisfatte per le nuove forze disponibili sul fronte ucraino
Secondo il sito Important Stories, testata indipendente russa specializzata in giornalismo investigativo, sarebbero 90 mila, tra i morti e i feriti, le persone che fin qui la Russia ha sacrificato per la guerra. E secondo il calcolo che la ong Ovd-Info sta tenendo dal 24 febbraio scorso, sarebbero 19.935 le persone fermate in Russia per iniziative di protesta contro la guerra. La repressione non si ferma, mentre la dissidenza denuncia anche tanti casi di delazione
Saranno beatificati domenica 16 ottobre 2022 a Boves, cittadina del cuneese, don Giuseppe Bernardi (classe 1897) e don Mario Ghibaudo (classe 1920), morti martiri il 19 settembre 1943 quando il paese subì la prima strage nazi-fascista in Italia. Furono bruciate 350 case e uccise 23 persone, tra cui il parroco don Giuseppe e il suo vice, don Mario, che era diventato sacerdote tre mesi prima
Per congratularsi con Ales Bialiatski per il premio Nobel per la pace di cui oggi è stato insignito, si può scrivere al seguente indirizzo: “Carcere-1. 220030, Minsk, via Volodarskogo, 2”: lo si legge sui siti della dissidenza della Bielorussia, dove la notizia del conferimento del premio è stata accolta con grandissima gioia. “Assolutamente inattesa”, la notizia per la moglie Natalia Pinchuk, che ha definito il premio come “la ricompensa per lui, i suoi compagni, il loro lavoro duro e pericoloso”.
Il docente dell’Istituto moscovita di fisica e tecnologia e co-presidente del sindacato indipendente “Solidarietà universitaria” non ha alcuna intenzione di combattere la guerra voluta da Putin. Al Sir racconta una situazione pesante: non è possibile manifestare in piazza, chi lo fa finisce in carcere e rischia di essere inviato al fronte. Spiega: "le proteste hanno un effetto, perché la gente si accorge di non essere da sola". E aggiunge: "il governo russo non è più così forte, non ha troppe persone leali"