Gli ospedali europei hanno accolto 500 pazienti dall’Ucraina, dalla Moldova e dai vicini Stati membri grazie al Meccanismo di Protezione civile dell’Ue.
“Avevo paura di dover rimanere in Russia per sempre, se avessero chiuso il confine, ma ora sono ad Aachen e sono al sicuro”. Racconta così al Sir, Viktor Khroul, 58 anni, che insegnava etica dei media alla National school of economics, a Mosca, e invece ora si trova nella città tedesca grazie a una borsa di studio del Catholic Academic Exchange Service (Kaad). È stata “una cintura di salvataggio mentre ero nei guai”. Era andato a trovare la sorella in Bielorussia, a inizio marzo, e poi sentendo della nuova legge che modificava il codice penale per punire chi parla male “dell’operazione speciale in Ucraina”, ha deciso di attraversare il confine verso la Lituania, senza tornare a Mosca, dove ancora si trova la moglie
I siti internet e i canali social del dissenso continuano a raccontare la protesta silenziosa dei russi che non vogliono la guerra e a cui risponde la repressione irremovibile della polizia.
Durante la Giornata dell’Europa, che si festeggia il 9 maggio, si è svolta la cerimonia di chiusura della Conferenza sul futuro dell’Ue. A Strasburgo un evento di democrazia partecipativa, a Mosca la minacciosa parata voluta dall’imperialista Putin. Ora, però, i politici dei Ventisette, assieme alle istituzioni di Bruxelles e Strasburgo, sono chiamati a dar corso alle proposte emerse dai cittadini per riformare l’Europa
Il discorso di Putin rivela aspetti diversi da quelli che ci aspettavamo: non "la mobilitazione o nuove dichiarazioni di guerra, parole che facessero riferimento diretto all’uso di armi nucleari", piuttosto "il discorso è stato in qualche modo ‘pacifico’, come se avesse voluto mandare un messaggio alla comunità internazionale e ai leader del mondo, che è pronto per qualche forma di negoziati”, dice al Sir il ricercatore presso la Internet Protection Society
Andronick Arutyunov è docente associato dell’Istituto moscovita di fisica e tecnologia, docente alla Libera Università di Mosca e co-presidente del sindacato indipendente “Solidarietà universitaria”. Pochi giorni dopo l’inizio della guerra contro l’Ucraina, sul sito del sindacato nato nel 2013 è apparsa una dichiarazione contro la guerra. “Molti dei nostri colleghi ci hanno detto che era troppo morbida, che avremmo dovuto dire di più. Quelli che invece ci considerano nemici dell’umanità, non l’hanno apprezzata. È stato difficile scrivere quel testo per la situazione politica oggi, ma dire la verità è una dei primi compiti delle università”
È uscita oggi in Lettonia e Estonia la testata “Novaya Gazeta. Europe” in edizione cartacea. Nel “giorno della vittoria”, grande festa in Russia per ricordare la vittoria sul nazismo nel 1945, rinasce oltre confine una testata che le norme russe hanno di fatto costretto a tacere il 28 marzo scorso, quando “Novaya Gazeta ha ricevuto un secondo avvertimento dalla censura russa ed è stata costretta a sospendere il suo lavoro per la prima volta dal 1995: era troppo pericoloso per i nostri giornalisti e dipendenti continuare”.
Kirill Martynov è il vice direttore del quotidiano Novaya Gazeta, la più longeva testata indipendente redatta da giornalisti russi nel territorio della Federazione. Dopo tanti anni di battaglie e sei redattori uccisi, il 28 marzo scorso la redazione ha deciso di sospendere “fino alla fine dell'operazione speciale sul territorio dell'Ucraina” le pubblicazioni cartacee e on line, a causa delle pressioni ricevute dal Roskomnadzor, l’ente russo di vigilanza sulle comunicazioni