Per congratularsi con Ales Bialiatski per il premio Nobel per la pace di cui oggi è stato insignito, si può scrivere al seguente indirizzo: “Carcere-1. 220030, Minsk, via Volodarskogo, 2”: lo si legge sui siti della dissidenza della Bielorussia, dove la notizia del conferimento del premio è stata accolta con grandissima gioia. “Assolutamente inattesa”, la notizia per la moglie Natalia Pinchuk, che ha definito il premio come “la ricompensa per lui, i suoi compagni, il loro lavoro duro e pericoloso”.
Il docente dell’Istituto moscovita di fisica e tecnologia e co-presidente del sindacato indipendente “Solidarietà universitaria” non ha alcuna intenzione di combattere la guerra voluta da Putin. Al Sir racconta una situazione pesante: non è possibile manifestare in piazza, chi lo fa finisce in carcere e rischia di essere inviato al fronte. Spiega: "le proteste hanno un effetto, perché la gente si accorge di non essere da sola". E aggiunge: "il governo russo non è più così forte, non ha troppe persone leali"
Eurostat ha tracciato un quadro preoccupante: 95 milioni di europei rischiano l’indigenza, mentre i prezzi crescono, l’economia frena e scarseggia il lavoro in diversi Paesi Ue. Maria Nyman, segretario generale di Caritas Europa, spiega al Sir che prima la pandemia, e ora la guerra, hanno messo in ginocchio tante famiglie. E afferma: “Occorre affrontare le cause profonde della povertà”
“Con voi condividiamo un profondo desiderio che la Chiesa sia al centro del nostro mondo, irradiando a tutti l’amore e la misericordia di Gesù Cristo”: lo scrivono i vescovi di Inghilterra e Galles nella loro riflessionesulla sintesi nazionale dei contributi diocesani per il Sinodo.
“Il Kenya ha 42 lingue e in molte ‘povero’ e ‘solo’ si dice con la stessa parola: se uno rimane solo, diventa anche povero, non solo economicamente, ma anche di idee, forza, coraggio, con una povertà che si sovrappone a quella materiale”. Il non essere solo è stata la ricchezza di Gianfranco Morino, chirurgo classe 1958, originario di Acqui Terme: arrivato in Africa nel 1986 con il servizio civile, è poi tornato nel 1991 con la moglie. Insieme a un gruppo di persone che condividevano l’amore per l’Africa, la sete di giustizia e la preoccupazione per la salute, nel 2001 ha dato vita all’associazione World friends
La Lituania non confina con la Russia, avendo il cuscinetto di Polonia, Lettonia e Bielorussia, se non per l’exclave di Kaliningrad, frammento di terra incastonato tra Lituania e Polonia e affacciato sul Baltico, regalato alla Russia dopo la II Guerra mondiale alla Conferenza di Potsdam. Proprio per quel fazzoletto, tra Vilnius e Mosca i toni si sono fatti duri. Ne abbiamo parlato con Vytautas Ališauskas, filosofo, già ambasciatore della Repubblica di Lituania presso la Santa Sede, oggi docente alla facoltà di filologia all’Università di Vilnius
Giornalista, per anni direttrice del quotidiano "La Croix", poi presidente delle Settimane sociali, Dominique Quinio riflette, con il Sir, sull'esito delle elezioni legislative in Francia. Preoccupano l'altissima astensione, la crescita delle forze estreme, l'indebolirsi di alcuni cardini della democrazia rappresentativa. E - sostiene - non sarà facile rilanciare un dialogo tra le forze presenti nell'Assemblée Nationale orientato al bene collettivo
Parla Velta Skolmeistere, ricercatrice all’Università della Lettonia. Che mette in guardia dal pericolo proveniente dal Cremlino mentre ricorda il difficile passato con l'Unione sovietica. "Noi siamo preparati per la difesa civile". Ma affiorano timori per i confini nazionali, che potrebbero essere minacciati dall'imperialismo di Putin. Nel Paese, un terzo dei cittadini è russofono e non mancano sostenitori dell'attacco russo all'Ucraina
La chiamiamo Olga e non possiamo dare troppi dettagli sulla sua vita, per non metterla in difficoltà. Il Sir l’ha raggiunta al telefono nella sua casa a Mosca, per avere la testimonianza di come vive nella capitale della Federazione russa chi è contro la guerra e non può o non vuole andare via. Olga lavora anche per una Ong internazionale – anche questa ci è stato chiesto non fosse resa identificabile – e insegna psicologia in una facoltà universitaria. Impotenza, attesa, paura sembrano essere i tratti di un tempo che è iniziato già ben prima del 24 febbraio, giorno in cui è solo “caduta la maschera”, dice Olga, che precisa: cancellerà dal suo telefono ogni riferimento ai contatti avuti per questa intervista perché “la polizia ora ferma le persone per strada e chiede di vedere le chat di whatsapp e telegram”.