Il primate cattolico fa il punto, con il Sir, sul rapporto tra cattolici e anglicani. "Quando ero ragazzino non potevamo frequentare altre chiese cristiane e pregare con altri cristiani". Oggi la realtà è cambiata e se n'è avuta conferma anche durante l'incoronazione di Re Carlo III. "Siamo una comunità composta da persone che arrivano da tutto il mondo". I cattolici britannici "non danno per scontata la loro fede e accettano di essere diversi, un po’ segnati rispetto al resto della società"
“Questa legislazione è isolazionista, inaccettabile dal punto di vista morale e impraticabile dal punto di vista politico perché non possiamo lasciare i Paesi più poveri a fare i conti da soli con il problema della migrazione illegale”.
“La monarchia è un’istituzione profondamente radicata nella legislazione del Paese e nel cuore dei sudditi e penso che il nuovo sovrano possa ritagliarsi un ruolo importante nella società civile. Il nuovo re ha dimostrato di essere capace di promuovere charities e associazioni benefiche dando vita al 'Prince’s Trust', una sua iniziativa che aiuta giovani tra gli 11 e i 30 anni che sono disoccupati e in difficoltà e a rischio di essere esclusi dalla società”. A immaginare il futuro della monarchia è l'ex corrispondente religioso del “Times” e del “Daily Telegraph”, che ha anche diretto il settimanale cattolico “Tablet”
“Siamo qui per incoronare un re e incoroniamo un re perché possa servire”. Con queste parole, poco prima di consacrare il nuovo sovrano Carlo III con il crisma, il primate anglicano Justin Welby ha cominciato la sua omelia, dedicata al ruolo del monarca in rapporto a Dio e ai sudditi.
“Le due reliquie della Croce, sulla quale sarebbe stato inchiodato Gesù, donate da Papa Francesco a re Carlo III, in occasione della sua incoronazione, sono un segno degli ottimi rapporti tra il Santo Padre e il monarca britannico”.
“La Chiesa ha attraversato crisi molto peggiori della mancanza di vocazioni in duemila anni di storia", afferma con determinazione e serenità il parroco di Sacred Heart, chiesa cattolica, a Loughborough, cittadina universitaria. Da settembre gli sarà assegnata la cura di un'altra comunità. La Chiesa nell'isola fa i conti con l'invecchiamento dei sacerdoti, qualche edificio di culto è stato chiuso. Si scommette sulla formazione dei laici e su sacerdoti di altri continenti
Età media 15 anni, sono arrivati nella capitale da Inghilterra, Scozia e Galles, per incontrarsi a “Flame", la Gmg inglese, il più importante raduno giovanile cattolico del Regno Unito. Con loro i cardinali Nichols e Tagle che raccontano al Sir l'entusiasmo dei ragazzi e il loro cammino vocazionale. "Cuori aperti al messaggio del vangelo"
Un nuovo accordo su Brexit, mentre la maggioranza dei britannici, ormai, il 58%, vuole rientrare nella Ue. Le due notizie occupano le prime pagine dei giornali britannici e segnalano novità importanti sul fronte dei rapporti tra Bruxelles e Londra. Un patto concordato tra il premier britannico Rishi Sunak e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen potrebbe essere annunciato nei prossimi giorni e risolverebbe la questione del protocollo nordirlandese. Il Sir ne ha parlato parlato con il politologo Alan Bairner, docente all’università di Loughborough, nel centro d’Inghilterra.
Il rischio di perdere rischio la libertà di pregare negli spazi pubblici e anche di esprimere la propria opinione; il grande lavoro svolto dalla Chiesa per evitare alle donne di subire il dramma dell'aborto consentito, nel Regno Unito, fino a ventiquattro settimane di vita del feto; il sostegno alla coalizione che, seppur composta in maggioranza da laici, intende modificare la legislazione attuale per impedire l’interruzione della gravidanza di feti disabili fino al momento della nascita; la battaglia condotta per scongiurare l’introduzione nell'ordinamento del suicidio assistito. Temi “prolife”, di grande attualità in Gran Bretagna ed estremamente a cuore dei vescovi inglesi, di cui cui abbiamo parlato con il vescovo John Sherrington, ausiliario di Westminster, e responsabile del settore vita per la conferenza episcopale di Inghilterra e Galles