Non mancano momenti in cui si ha l’impressione di trovarsi in un deserto, ma è proprio lì che “si fa presente il Signore, il quale, spesso, non viene accolto da chi si sente riuscito, ma da chi sente di non farcela. E viene con parole di vicinanza, compassione e tenerezza”.
“Una vera e propria odissea dei nostri giorni”. Così il Papa ha definito la testimonianza di Aboud, in fuga insieme ai suoi “dalla cara e martoriata Siria, dopo aver rischiato più volte di essere uccisi dalla guerra”.
“Io oggi forse vedo due pericoli contro la democrazia: uno è quello dei populismi, che sono un po’ qua, un po’ là, cominciano a far vedere le unghie”. Lo ha detto il Papa, rispondendo alle domande dei giornalisti durante il volo di ritorno dal viaggio a Cipro e in Grecia.
“L’importanza di questo incontro emerge chiaro nelle parole stesse pronunciate oggi dal Papa, cioè il fratello è fratello e quindi tra fratelli è importante incontrarsi per tenere vivo un dialogo. Penso che nasca da qui l’importanza del prossimo incontro tra il Papa e il Patriarca”.
“Chiusure e nazionalismi – la storia lo insegna – portano a conseguenze disastrose”. A lanciare il grido d’allarme è stato il Papa, durante l’incontro con i rifugiati a Lesbo. Infatti, “la ferma volontà di rispettare gli altri uomini e gli altri popoli e la loro dignità, e l’assidua pratica della fratellanza umana sono assolutamente necessarie per la costruzione della pace”, ha ricordato Francesco sulla scorta del Concilio: “È un’illusione pensare che basti salvaguardare se stessi, difendendosi dai più deboli che bussano alla porta.
Dopo il suo ampio e appassionato discorso, con ripetuti appelli ad affrontare la questione migratoria partendo dalla capacità di guardare ai volti dei rifugiati, il Papa a Lesbo ha visitato alcune abitazioni del “Reception and Identication center”, camminando a piedi tra i container bianchi che ospitano migliaia di persone, nell’area attrezzata per l’accoglienza.