L’Arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice al Cimitero dei Rotoli: “Centinaia di nostri cari ancora non sepolti a causa dell’incuria umana e dell’ignominia di chi vuole lucrare. Dobbiamo curare i nostri cimiteri, Palermo ha bisogno di nuovi cimiteri”
Il primo e più grande dovere per i cristiani riguardo alla propria vocazione è quello di ricordare che la santità non è un lusso per pochi ma un semplice dovere per tutti e se tutti siamo chiamati alla santità vuol dire che questa è possibile, praticabile, raggiungibile. La santità, la pienezza della vita cristiana non consiste nel compiere imprese straordinarie, ma nell’unirsi a Cristo, nel vivere i suoi misteri, nel fare nostri i suoi atteggiamenti, i suoi pensieri, i suoi comportamenti. La misura della santità è data dalla statura che Gesù Cristo raggiunge in noi, da quanto, con la forza dello Spirito Santo, modelliamo tutta la nostra vita sulla sua. Ma a che cosa serve ricordare i santi?
“La strada che conduce al Regno di Dio e alla felicità” è “la strada dell’umiltà, della compassione, della mitezza, della giustizia e della pace”, ed “essere santi è camminare su questa strada”.
All’antico Shemà, il Signore aggiunge l’amore per il prossimo, citando Levitico 19. Questo dunque, è il comandamento principe, quello su cui bisogna interpretare tutti quanti gli altri. Lo scriba, da parte sua, si manifesta concorde con quanto detto da Gesù, ma il giudizio nei suoi confronti è: "Non sei lontano dal regno di Dio". Lo scriba, infatti, ha ben compreso teoricamente il messaggio del Maestro, ma prova grande difficoltà nell’incarnarlo e coniugarlo con il servizio per il prossimo
“In diverse parti del Vietnam le forti piogge prolungate di queste ultime settimane hanno causato vaste inondazioni, con migliaia di evacuati. La mia preghiera e il mio pensiero vanno alle tante famiglie che soffrono, insieme al mio incoraggiamento per quanti, Autorità del Paese e Chiesa locale, si stanno impegnando per rispondere all’emergenza. E sono vicino anche alle popolazioni della Sicilia colpite dal maltempo”.
Come cristiani siamo chiamati a essere testimoni di un modo diverso di essere accanto all’altro, di guardare al creato per rispettarlo e esserne custodi.
Nei giorni di dialogo e di confronto interculturale l’Assemblea capitolare si è lasciata interpellare dal grido dei giovani, dalle urla dei poveri, dal clamore della terra depredata