"La pandemia ci sta riconsegnando il valore delle famiglie, la necessità di rallentare i nostri ritmi, l’urgenza di riflettere sulle fragilità del nostro mondo, il bisogno di tessere rapporti di solidarietà. Ci sta ponendo domande di 'senso'. Ci sta interrogando sulla fede persino spingendoci a riscoprire la preghiera nelle case. Sono cose su cui dobbiamo puntare", dice al Sir l'arcivescovo-vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, per il quale "il Natale segnato dal Covid ci costringe a rifare i conti. Se riusciamo a viverlo così, sarà sicuramente un Natale più vero"
“Sono stato sorpreso. Inizialmente credevo fosse una semplice influenza, invece mi sono reso conto che era una forma virulenta di Covid. Che qualche volta, soprattutto nei primi tempi, mi ha tolto la lucidità anche se interiormente ero sempre presente”.
“In questo momento storico, segnato dalla crisi ecologica e da gravi squilibri economici e sociali, aggravati dalla pandemia del coronavirus, abbiamo più che mai bisogno di fraternità. E Dio ce la offre donandoci il suo Figlio Gesù: non una fraternità fatta di belle parole, di ideali astratti, di vaghi sentimenti… No. Una fraternità basata sull’amore reale, capace di incontrare l’altro diverso da me, di con-patire le sue sofferenze, di avvicinarsi e prendersene cura anche se non è della mia famiglia, della mia etnia, della mia religione; è diverso da me ma è mio fratello, è mia sorella. E questo vale anche nei rapporti tra i popoli e le nazioni”.
“Con viva emozione torno a celebrare la Santa Eucaristia in questa amata chiesa cattedrale, dopo i giorni drammatici del ricovero ospedaliero e poi della convalescenza”.
“Quella che stiamo vivendo qui, adesso, è un’ora di grazia! Non è una pia illusione, né fuga romantica in una religione rassicurante o in una consolazione a buon mercato. ‘Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un Figlio’: questa è la certezza dei cristiani. La notte, qualunque notte, non è l’ultima parola sulla storia nostra e dell’umanità. Se Colui che è Luce da Luce è nato di notte, allora anche la notte appartiene al giorno, anzi, la notte diviene natalizia, cioè diviene luogo di una nuova e possibile nascita”.
“Nel giorno in cui il Verbo di Dio si fa bambino, volgiamo lo sguardo ai troppi bambini che in tutto il mondo, specialmente in Siria, in Iraq e nello Yemen, pagano ancora l’alto prezzo della guerra. I loro volti scuotano le coscienze degli uomini di buona volontà, affinché siano affrontate le cause dei conflitti e ci si adoperi con coraggio per costruire un futuro di pace. Sia questo il tempo propizio per stemperare le tensioni in tutto il Medio Oriente e nel Mediterraneo orientale”.
“Il Divino Bambino allevii la sofferenza delle popolazioni del Burkina Faso, del Mali e del Niger, colpite da una grave crisi umanitaria, alla cui base vi sono estremismi e conflitti armati, ma anche la pandemia e altri disastri naturali; faccia cessare le violenze in Etiopia, dove, a causa degli scontri, molte persone sono costrette a fuggire; rechi conforto agli abitanti della regione di Cabo Delgado, nel nord del Mozambico, vittime della violenza del terrorismo internazionale; sproni i responsabili del Sud Sudan, della Nigeria e del Camerun a proseguire il cammino di fraternità e di dialogo intrapreso”.
Natale 2020: la testimonianza da Betlemme di suor Lucia Corradin, da 18 anni in servizio presso il Caritas Baby Hospital (Cbh), l'unico ospedale pediatrico della Cisgiordania. Dal 1952 ad oggi in questo nosocomio sono nati e sono stati curati decine di migliaia di bambini. Una vera e propria "grotta vivente" - vicina a quella della Natività e a ridosso del muro che separa Israele dai Territori palestinesi - sempre aperta a tutti. Prima di ripartire per l'Italia, a metà gennaio 2021, suor Corradin affida la sua riflessione sul Natale e sul suo messaggio di liberazione
Le fasi della malattia in cui credeva di dover ‘consegnare la sua anima’ al Signore e l’energia, sorta da una voce, che gli diceva: coraggio! Il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia e Città della Pieve, nel messaggio augurale per il Natale, affidato ai social media della arcidiocesi, confida alcuni ricordi del suo ricovero per l’infezione da covid-19 che lo ha colpito a novembre.