Dal 31 agosto scorso, a S. E. monsignor Tadeusz Kondrusiewicz, arcivescovo di Minsk e presidente della Conferenza dei vescovi cattolici in Bielorussia, di ritorno da un viaggio in Polonia dove aveva partecipato a celebrazioni in onore della Madonna di Częstochowa, viene impedito di rientrare in patria.
Stasera il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, celebrerà una messa davanti al santuario di Harissa, nostra Signora del Libano. Domani è in programma un incontro con i patriarchi delle Chiese libanesi.
“L’appello del Papa oggi all’udienza ci dona forza e speranza. Vedere le foto in cui tiene in mano e bacia la bandiera libanese ci commuove”: con voce rotta dall’emozione a parlare da Beirut è il presidente di Caritas Libano, padre Michel Abboud.
Papa Francesco ha concluso la prima udienza in presenza di fedeli, sei mesi dopo l'inizio della pandemia, con un lungo e accorato appello per il Libano. Il 4 settembre una Giornata di preghiera e digiuno per il Paese dei cedri. "Per uscire migliori da questa crisi, dobbiamo farlo insieme, tutti quanti, nella solidarietà", il tema della catechesi svoltasi nel Cortile di San Damaso.
“Gli stili di vita ci portano a riflettere sulle nostre relazioni, consapevoli che la famiglia umana si costruisce nella diversità delle differenze. Proponiamo alcune opposizioni su cui riflettere nelle nostre comunità come invito urgente a nuove relazioni: accettare/omologare; accogliere/escludere; dominare/servire”.
Il Pontefice nel suo messaggio per la Giornata di preghiera per la custodia del creato, che ricorre oggi, invita ad ascoltare "la voce della terra" e chiede una "giustizia riparativa": "Domanda di crescita e ciclo di produzione e consumi stanno estenuando l'ambiente, dalla pandemia la possibilità di sviluppare nuovi modi di vivere"
Succede, spiega Francesco, che nei momenti di “devozione, di fervore, di buona volontà di vicinanza al prossimo, guardiamo Gesù e andiamo avanti; ma nei momenti in cui viene incontro la croce, fuggiamo.