Camerino, grazie al Papa, è diventata la "città simbolo" della resilienza e della voglia di riscatto delle popolazioni terremotate del Centro Italia. Francesco, con un "fuori programma" a sorpresa, visita la "zona rossa" e da piazza Cavour lancia un appello per la ricostruzione, mettendo in guardia dal rischio che le promesse cadano nel "dimenticatoio". "Ci vuole più forza per riparare che per costruire, per ricominciare che per iniziare, per riconciliarsi che per andare d'accordo". Alle "casette", l'incontro più intimo e commovente. "Santità, le affidiamo il nostro futuro", recita uno striscione
Vescovi francesi contro le derive settarie nelle comunità cattoliche. Presentato alla stampa un Dossier sul lavoro realizzato dalla Cellula istituita dalla Conferenza episcopale. Tra ottobre 2018 e febbraio 2019, sono state ricevute 1.300 segnalazioni: 245 per chiamata telefonica; 1.000 per mail; una ventina di lettere inviate per posta e una decina di persone ricevute. Culto del fondatore, assolutizzazione del gruppo, isolamento e rottura con l’esterno sono alcuni dei criteri rivelatori. E chi esce, si ritrova solo in depressione e addirittura rischio di suicidio
In anteprima il percorso del Papa, che visiterà Camerino il 26 giugno, e la "zona rossa", dove tutto è rimasto sospeso alla scossa di terremoto più violenta, quella delle 21.18 del 26 ottobre 2016. Le macerie e i segnali di rinascita: "dalla polvere alla luce", come recita una mostra. Perché il futuro non crolla, come si legge su una maglietta.
“La presenza dei cattolici nella società italiana è un valore prezioso per l’Italia. Un valore che non può essere dimenticato o cancellato. E proprio in virtù di questo bagaglio immenso di valori e responsabilità, anche oggi vorrei rivolgere un appello paterno a tutti gli uomini e le donne di buona volontà, invitandoli a prendersi cura del nostro amatissimo Paese per ricucire il tessuto sociale del Paese che oggi appare sfibrato”.
Poveri come "discarica umana", a cui "gente arrogante" dà la caccia e non consente loro di "vedere la fine del tunnel della miseria". Come i braccianti agricoli, "costretti a ore infinite sotto il sole cocente" per una "paga irrisoria". Sono protagonisti del Messaggio del Papa per la terza Giornata mondiale dei poveri, in programma il 17 novembre. "Il povero è una protesta continua contro le nostre ingiustizie; il povero è una polveriera. Se le dai fuoco, il mondo salta", la profezia di don Primo Mazzolari. A volte basta poco per restituire loro speranza: "basta fermarsi, sorridere, ascoltare”. Come Jean Vanier, il "santo della porta accanto" che ha saputo costruire "un'arca di salvezza contro l'emarginazione e la sua solitudine". Perché i muri e le barriere non dureranno per sempre
“È inconciliabile l’essere rappresentante pontificio con il criticare alle spalle il Papa, avere dei blog o addirittura unirsi a gruppi ostili a lui, alla Curia e alla Chiesa di Roma”. Lo afferma il Papa, nella parte centrale del testo consegnato durante l’udienza concessa ai rappresentanti pontifici, dedicata alla figura del nunzio come “uomo del Papa”.
Mons. Francesco Massara, arcivescovo di Camerino-San Severino Marche, illustra al Sir le tappe del viaggio del Papa, che il 16 giugno raggiungerà una delle zone più colpite dal terremoto che tre anni fa ha colpito il Centro Italia. "Si rinasce se si lavora insieme", l'appello come antidoto alle "promesse mancate". La visita alle famiglie nelle "casette", la visita privata alla cattedrale nella "zona rossa" e l'incontro con i bambini della prima Comunione tra i momenti salienti, oltre alla Messa in piazza Cavour