Lo storico "mea culpa" per le discriminazioni contro la comunità rom, la beatificazione di sette vescovi martiri greco-cattolici vittime del regime comunista, la recita del Padre Nostro a fianco del patriarca Daniel e la prima Messa celebrata da un Pontefice in Transilvania. Sono i momenti salienti del viaggio del Papa in Romania, dal 31 maggio al 2 giugno, 20 anni dopo Giovanni Paolo II, il primo papa a visitare un Paese a maggioranza ortodossa, e 30 anni dopo la caduta del Muro di Berlino. No a "cultura dell'odio" e della paura, sì a dialogo e fraternità
“Il maligno divide, disperde, separa e crea discordia, semina diffidenza. Vuole che viviamo distaccati dagli altri e da noi stessi. Lo Spirito, al contrario, ci ricorda che non siamo esseri anonimi, astratti, esseri senza volto, senza storia, senza identità. Non siamo esseri vuoti né superficiali”.
Non cedere al “senso dilagante di paura” e alla “cultura dell’odio”. È l’invito del Papa, durante l’incontro a Bucarest con il Sinodo della Chiesa ortodossa romena.
Dal 3 al 9 giugno musei, archivi e biblioteche ecclesiastici propongono una settimana di eventi in tutta Italia. Mons. Stefano Russo, segretario generale della Cei, aprirà la Giornata inaugurale a Roma. Don Valerio Pennasso, direttore Ufficio beni ecclesiastici e edilizia di culto: “Importante il legame con il territorio e la comunità civile”
Il documento è frutto di un lavoro di studio di quasi tre anni, prima del Gruppo e poi del Servizio nazionale per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili guidato dall’arcivescovo di Ravenna-Cervia, mons. Lorenzo Ghizzoni, che in quest’intervista spiega la portata della sfida che la Chiesa italiana ha deciso di affrontare. A partire dall’azione pastorale e formativa da avviare, anche nei confronti dei ragazzi, in ogni territorio a protezione dei più piccoli e vulnerabili, una preoccupazione che dovrà essere dell’intera comunità cristiana, delle parrocchie, delle diocesi. Perché troppo gravi sono i danni che segnano le vittime degli abusi, dentro e fuori dalla chiesa
Don Davide e don Giacomo Crespi, i fratelli gemelli di San Zenone degli Ezzelini, un paese ai piedi del Grappa, vicino ad Asolo, domenica 26 maggio hanno celebrato la prima messa nella loro parrocchia di origine. Una celebrazione alla quale ha partecipato il paese intero, dentro e fuori la chiesa. Don Giacomo e don Davide, 26 anni, sono stati ordinati sacerdoti dal vescovo di Treviso, Gianfranco Agostino Gardin, sabato 25 maggio, nella chiesa cattedrale, insieme ad altri tre amici e compagni di Seminario, don Luca Biasini, don Riccardo De Biasi e don Nicola Stocco
Chi entra nel Duomo di Milano e sosta a pregare sulla sua tomba davanti al Crocifisso di San Carlo, può leggere il versetto della Scrittura che egli scelse da incidere sulla lapide: “Lampada per i miei passi è la tua Parola, Luce sul mio cammino”
Gheorghe Militaru: “Il popolo romeno sa riconoscere il bene, indipendentemente da dove esso proviene. Sa fare tesoro di una parola buona, di una parola di speranza… Sa accogliere il forestiero e il bisognoso, senza che gli chieda di che religione sia, né da dove provenga. Ma è anche un popolo che sa lottare e morire per la sua fede, per la sua patria. Quindi crediamo che la Romania accoglierà ogni messaggio di bene e di speranza”