Un prete in ospedale a Schiavonia 24 ore su 24 per alleviare sofferenza e solitudine: un segno della vicinanza della Chiesa

C’è tanta sofferenza e tanto bisogno di vicinanza, in questo tempo di “distanziamento” reso necessario dalla pandemia. La Chiesa di Padova si sente interpellata dall’emergenza che sta avanzando e vuole porre un piccolo segno ecclesiale per invitare tutti i cristiani e le comunità a stare vicini a chi si trova coinvolto dalla sofferenza: ammalati, familiari, operatori sanitari.

Commemorazione dei defunti: l’ultima carezza nel vortice della bufera

Il giorno prima, da solo, in silenzio, nella penombra di quelle mura dove solo l’oro dei mosaici dell’abside delineava un pallido ma lucente orizzonte, sono passato pellegrino a benedire bara per bara, quasi come se la mia mano che segnava nell’aria il segno della croce fosse un’ultima carezza ad ognuno di quei defunti, intendendo attraverso loro raggiungere ogni anima dei tantissimi nostri fedeli che in quei giorni ci avevano lasciato

Bartolomeo Sorge: il ricordo dei Gesuiti di Aggiornamenti sociali. “Hai fatto respirare la gioia del Vangelo”

“Caro padre Bartolomeo, qualche anno fa scrivevi, citando Papa Benedetto: ‘Abbiamo bisogno di uomini che tengano lo sguardo diritto verso Dio, imparando da lì la vera umanità. Abbiamo bisogno di uomini il cui intelletto sia illuminato dalla luce di Dio e a cui Dio apra il cuore, in modo che il loro intelletto possa parlare all’intelletto degli altri e il loro cuore possa aprire il cuore degli altri’. Grazie per averci testimoniato che questo è possibile”. 

2 novembre. Commemorazione dei fratelli defunti. Consapevoli delle fragilità ma aperti alla speranza

La commemorazione dei defunti in questo anno particolare assume significati diversi sfumature particolari, aiuta ad avere uno sguardo che sia di speranza, di consapevolezza della fragilità della vita umana. Tre i verbi che la caratterizzano: ricordare, ringraziare e chiedere. In tante comunità cristiane è vivo il bisogno di dare un saluto a chi è morto durante il lockdown, perché è importante poter vivere un momento comunitario di saluto e preghiera, di ricordo. 

Ognissanti: una festa che ci porta all’altezza del Paradiso sull’esempio di Carlo Acutis

La santità non appartiene all'ordine delle cose "straordinarie". Ogni cristiano la deve sentire come la sua vocazione. In fondo, si tratta di portare nella concretezza della vita un dono che riceviamo nel battesimo: l’amore di Dio, la sua vita in noi, la presenza di Cristo che si fa “uno” con noi, specialmente nell’Eucaristia. Con la santità, il cielo si fa vicino e abita il nostro cuore. Carlo Acutis – con espressione originale e giovanile – amava dire che l’Eucaristia era la sua “autostrada per il cielo”

Tutti i Santi. Semeraro: “La santità non sta nella eccezionalità ma nella vita”. Sul virus: “Non ha frenato la misericordia”

Il prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, che sarà creato cardinale dal Papa il 28 novembre, si sofferma anche sulla Riforma della Curia che, precisa, "non è 'da farsi', ma è già 'in atto'”. La scelta di affidarsi al beato Carlo Acutis come "compagno per il nuovo cammino" perché "più che nelle parole, è nell’esempio che c’è una grande forza di attrazione". E sugli scandali in Vaticano dice: "Non ho elementi per esprimere valutazioni in merito; ho, piuttosto, sentimenti di amarezza nell’udire episodi che, se veri, mostrano un volto ben diverso da quello, invece bello, della Chiesa"

Un matrimonio fecondo. Lo scopo dell’amore coniugale non è solo la procreazione, ma ha un valore in sé nel mutuo scambio fra i coniugi

Molte coppie cristiane che vivono la croce dell’infertilità sperimentano giorno per giorno che il loro amore genera altri frutti, che non sono i figli naturali.

I coniugi sappiano di essere cooperatori dell’amore di Dio Creatore e quasi suoi interpreti nel compito di trasmettere la vita umana e di educarla; ciò deve essere considerato come missione loro propria. […]

Il matrimonio tuttavia non è stato istituito soltanto per la procreazione; il carattere stesso di alleanza indissolubile tra persone e il bene dei figli esigono che anche il mutuo amore dei coniugi abbia le sue giuste manifestazioni, si sviluppi e arrivi a maturità. E perciò anche se la prole, molto spesso tanto vivamente desiderata, non c’è, il matrimonio perdura come comunità e comunione di tutta la vita e conserva il suo valore e la sua indissolubilità.

Gaudium et Spes, n. 50, 7 dicembre 1965