Swing state e Toss-up: gli Stati oscillanti e incerti, ago della bilancia nella corsa alla Casa Bianca

Il Cook Political Report ha spostato il Texas nella colonna degli incerti nella corsa presidenziale. Lo Stato, roccaforte dei repubblicani da più di quattro decenni, sembra ora essersi spostato più al centro, mentre prosegue il testa a testa tra il presidente Donald Trump e l'ex vicepresidente Joe Biden. Questo spostamento potrebbe far presagire un sorprendente cambio di casacca politica, a sei giorni dalle elezioni, considerando che i texani votano repubblicano dal 1976. Il Cook Political Report monitora le elezioni presidenziali ed è redatto da un centro di analisi ampiamente seguito e rispettato in tutto il Paese. Il Cook classifica gli stati americani a secondo della loro propensione politica in varie colonne dove si va dai convinti democratici e repubblicani, ai moderati, agli swing state, quelli che non sempre hanno mantenuto lo stesso colore politico e quindi oscillanti e quelli incerti, nella via di mezzo, definiti toss-up, dove i due candidati, in questo momento, vincono o perdono di 1 o 2 punti percentuali. Il presidente degli Stati Uniti non si elegge direttamente, ma attraverso il cosiddetto electoral college-il collegio elettorale

Trump o Biden: chi voteranno i giovani?

I giovani avevano inizialmente sostenuto Biden per la forte antipatia verso Trump, ma nel corso dei mesi il sentimento è cambiato soprattutto quando si è cominciato a parlare di politiche che avrebbero avuto un impatto sui prestiti universitari e sulle decisioni degli stati in termini di salute mentale e di risposta alla pandemia che sta mettendo in discussione tante scelte di futuro

Decreto ristori: 5 miliardi per i danni economici ma attenzione alle proteste

Il disagio sociale è molto forte, in certi casi al limite della disperazione. Ma viene il dubbio che a protestare con maggiore veemenza non siano coloro che ne avrebbero più motivo. Fa impressione, per esempio, l'insistenza e l'energia con cui da un certo mondo imprenditoriale ci si batte contro la proroga del blocco dei licenziamenti. Si tratta di una misura emergenziale, ovviamente, e che non potrà essere prolungata all'infinito, ma tanta solerzia sembra quasi voler dire che non si aspetta altro che la rimozione del blocco per riprendere a licenziare. Per non parlare dell'esplosione delle spinte corporative, con i settori più forti (anche solo sul piano mediatico) che cercano ogni volta di accaparrarsi maggiori quote di risorse alzando la voce